Ticket to Jerusalem

Regia: Rashid Masharawi
Sceneggiatura: Rashid Masharawi
Interpreti: Ghassan Abbas; Areen Omary; George Ibrahim; Reem Ilo; Imad Farageen
Origine: Olanda/Palestina 2002
Durata: 90'
Sito ufficiale: www.luce.it


Jaber e Sanah vivono in un campo profughi nei pressi di Ramallah. Nonostante la minaccia costituita dalla guerra e il dolore dell'occupazione, l'uomo se ne va in giro con un proiettore per tutto il territorio della West Bank, proiettando vecchi film a bambini e adulti. Sua moglie Sanah è una volontaria nel servizio di pronto soccorso del Red Crescent Society e ogni giorno tocca con mano tutta la sofferenza e la disperazione che le telecamere delle televisioni estere portano in tutto il mondo. Rabab, insegnante in una scuola femminile nella parte vecchia di Gerusalemme, propone a Jaber di organizzare una proiezione nel cortile della sua casa, occupata dai coloni israeliani. Contro il parere di tutti coloro che lo circondano, Jaber lotterà per realizzare il suo desiderio, anche a costo di creare fratture nel rapporto con la moglie. Sanah non riesce a comprendere come sia possibile rischiare la propria vita ogni giorno, cercando di entrare a Gerusalemme, soltanto per organizzare la proiezione di un film, mentre intorno le persone non hanno neppure di che sfamarsi. Nonostante l'ostilità iniziale della madre di Rabab, impaurita dall'idea di perdere anche l'unica stanzetta sottratta agli israeliani, la proiezione avverrà, finendo per rappresentare quasi una rivolta contro l'occupazione israeliana.
Nel suo lungometraggio d'esordio, il regista palestinese Rashid Masharawi fa riferimento alla realistica semplicità del cinema iraniano, narrando i singoli eventi attraverso l'esame dei piccoli particolari che costituiscono la vita quotidiana. La realtà dei territori occupati è rappresentata esclusivamente dalla parte dei palestinesi, il regista non cerca neppure di dissimulare la strumentalizzazione, ma la rende gradevole attraverso il filtro di volti comuni, gente della strada unita dal desiderio di pace, che cerca di sfuggire all'orrore attraverso i sogni. La dura narrazione della vita d'ogni giorno non diviene mai astratta ma, all'opposto, è più vera di quella che quotidianamente conosciamo attraverso i telegiornali. Il linguaggio è schietto, privo di simboli; il fulcro della narrazione è la figura del proiezionista, un uomo che, a dispetto di tutto, crede ancora nell'amicizia e nella possibilità di un futuro governato dalla pace. Ancora una volta, il fascio di luce del proiettore diventa il punto d'incontro tra culture dolorosamente diverse, accomunate dal fascino delle immagini che scorrono sullo schermo.

Anna Lai