TI DO I MIEI OCCHI

Titolo originale: Te doy mis ojos
Regia : Iciar Bollain
Sceneggiatura: Iciar Bollain
Interpreti : Laia Marull, Luis Tosar, Candela Peña, Rosa María Sardá, Kiti Manver, Alicia Luna
Sceneggiatura: Iciar Bollain, Alicia Luna
Fotografia: Carles Gusi
Musiche: Alberto Iglesias
Produzione: La Iguana/Alta Producción
Distribuzione: Lucky Red
Origine: Spagna, 2003
Durata: 106'
Sito: www.la-iguana.com



Una donna, Pilar, una sera fugge di casa col figlio Juan, prima che giunga dal lavoro il marito, Antonio. Disperata si rifugia dalla sorella Ana, che l'aiuta a trovare lavoro e a cambiare vita. Antonio senza di lei si sente perduto. Convintala a ritornare con lui, le promette di cambiare definitivamente, ma subito ricomincia a diventare brutale con lei, non capendo il vero motivo, che la spinge a dedicarsi al suo nuovo lavoro di guida nel museo. Dopo l'ultima tremenda scenata, in cui l'espone nuda dal balcone, Pilar sente di non amarlo più e con coraggio, aiutata dalle sue colleghe, fa le valigie, lasciandolo solo nel suo appartamento.
Girato da una donna, Iciar Bollain, regista, sceneggiatrice, ma anche attrice di "Terra e libertà, 1995" di Ken Loach, "Ti do i miei occhi" è attento al problema della violenza, che subiscono molte mogli costrette a subire l'ira e le violenze dei mariti. Molte di esse non hanno il coraggio di andarsene. Il film di questa regista spagnola è molto bello con una solida sceneggiatura e, soprattutto, due bravissimi attori (Laia Marull e Luis Tosar), capaci di far rivivere in modo molto reale il loro ménage coniugale, che cerca disperatamente di non naufragare. Bollain, adottando una messa in scena essenziale e rigorosa, si affida totalmente alle straordinarie interpretazioni di tutto il cast. Laia Marull impersona una donna timida, che da succube del marito e priva di personalità, cresce fino a divenire vitale; Luis Tosar riesce a dare credibilità ed adeguata caratterizzazione psicologica al suo personaggio, con una recitazione fatta di enigmatici silenzi ed improvvise esplosioni. La cinematografia spagnola è forse quella più sensibile ai problemi delle donne e questo film lo dimostra. Vincitore di ben sette premi Goya 2004, "Ti do i miei occhi" denuncia un problema drammatico: quello delle donne maltrattate, che come Pilar fanno di tutto per salvare il loro matrimonio, dandosi e sottomettendosi del tutto ai loro uomini. Si tratta di un tema attuale, ampiamente documentato dal film, e spesso taciuto dalle vittime. Antonio ama Pilar talmente tanto da provare gelosia in tutto ciò che fa. Vorrebbe che lei fosse sua e di nessun altro; abusa di lei anche se ammette di amarla più di se stesso. Da sfondo al loro triste matrimonio c'è la città di Toledo con i suoi splendori artistici, la sua importanza storica e religiosa, dove il loro amore oppressivo, fatto di paura, controllo, potere non tarda a durare. Le persone, che gravitano intorno a loro, rendono ancora più precario il loro rapporto: la madre giustifica la situazione; la sorella, Ana, si reputa di non avere fatto abbastanza per la sorella; il figlio vede tutto, ma non può dire/fare nulla; le amiche aprono alla donna, finalmente, la porta verso la libertà.

Grazia Monteleone

Intervista a Iciar Bollain

D: Per la scelta del tema si è basata su particolari fatti di cronaca?
R: Di violenza domestica se ne parla. E' un fenomeno che ultimamente è passato da una dimensione privata ad una pubblica. Si tende a parlare sempre delle donne, delle vittime, mentre gli uomini restano una specie di fantasmi senza volto. Qualche anno fa, avevo girato un cortometraggio sull'argomento e siccome avevo ancora molto da raccontare lo ho sviluppato.
D: Esistono veramente degli psicologi che cercano di rieducare gli uomini violenti?
R: Sono pochi. Le terapie di gruppo riguardano soprattutto le donne.
D: Lo psicologo non tenta di valorizzare Antonio, di farlo uscire dal suo problema.
R: Nel film la terapia maschile serve per farci conoscere meglio Antonio: un uomo che non sa aprirsi, non sa parlare. Essa è un modo per vedere cosa succede dentro di lui. Lo psicologo si preoccupa di modificare la visione della donna di alcuni mariti, di renderla una figura da rispettare piuttosto che un oggetto da dominare. Non è un terapeuta personale, non suggerisce soluzioni di vita, ma tenta di riparare guasti comportamentali.
D: Nella relazione tra Antonio e Pilar qual è il problema?
R: La mancanza di comprensione, il fraintendimento. Io stessa m'identifico con la paura di Antonio di perdere Pilar, quando lei s'evolve come essere umano, anche se non approvo la soluzione violenta.
D: Al momento qual è la sensibilità dei media verso l'argomento in Spagna?
R: E' cresciuta, per fortuna. Il tema diventò caldo, quando una donna di sessant'anni dichiarò in televisione di essere stata maltrattata tutta la vita e dopo qualche giorno venne bruciata viva dal marito. Con i discorsi si va poco in profondità, ma almeno se ne parla adesso.
D: Quale pubblico ha attirato il film?
R: Le donne erano più interessate a vederlo, mentre gli uomini sono stati un po' trascinati. Poi, vedendolo, molti di essi mi hanno detto che gli era piaciuto e che si identificavano in Antonio, pur non essendo violenti. La testimonianza più intensa l'ha raccolta El Pais in un reportage: una donna ha portato il marito a vedere il film e alla fine lui si è rivolto in lacrime a lei, chiedendole se questo era il male che le aveva fatto. Suscitare reazioni del genere per me è una grande soddisfazione. Tuttavia, il successo di questo film è la prova che il pubblico è interessato a storie così drammatiche, al di là di ciò che si pensa comunemente.

Grazia Monteleone