TUTTO IL BENE DEL MONDO

Regia: Alejandro Agresti
Sceneggiatura: Alejandro Agresti
Cast: Monica Galan, Julieta Cardinali, Carlos Roffe, Ulses Dumont, Lidia Catalano, Mex Urtizberea
Fotografia: Jose Manuel Cajaraville
Scenografia: Maria Eugenia Suerio
Costumi: Julio Suarez
Montaggio: Alejandro Brodershon
Musica: Philippe Sarde
Distribuzione: Medusa
Origine: Argentina, 2004
Durata: 90’
Genere: Drammatico


“Tutto il bene del mondo” era presente allo scorso Festival di Venezia nella sezione Orizzonti e al pubblico era piaciuto davvero molto tant’è che si vociferava che avrebbe trionfato senza problemi. Purtroppo non andò così e, come spesso accade nel corso dei festival, le aspettative del pubblico non corrispondono mai al giudizio insindacabile delle giurie, gli fu infatti preferito il francese “Les petits fils” che quasi nessuno era riuscito a vedere a Venezia a causa di un palinsesto da malati di mente che vedeva l’accorpamento di più film nel medesimo orario costringendo a scegliere improvvisate priorità di visione.
“ Un mundo menos peor” (un mondo meno peggiore) questo è il titolo originale, che viene anche ripetuto più volte nel corso del film, è quello che si augura di trovare il disparato gruppo di personaggi dell’ultima pellicola di Agresti, recentemente passato sui nostri schermi con il simpatico“Valentin” e un anno prima con il sottovalutato “Una notte con Sabrina Love” .
Un film corale dunque, che partendo da una vicenda personale (una figlia che vuole incontrare il padre dato per disperso) si erge a emblema di tutta una società, quella argentina, che ormai da un po’ di anni si trova a vivere momenti politici davvero disarmanti, in nome anche di un passato che si insinua ancora prepotentemente nella vita di tutto un popolo. È decisamente un film sulla memoria che maschera con i toni da commedia tipicamente sudamericana il dramma attuale dell’Argentina, un Paese le cui ferite di un passato forse troppo recente sono tuttora aperte.
Agresti torna a parlare del suo popolo, gli Argentini. E lo fa con gentilezza, con rispetto ma anche con fermezza. La vita vuole che una moglie ami ancora il marito desaparecido, che lo ritrovi e che lotti con tutte le sue forze per riportarlo a sé. L’uomo ha perso la memoria. Forse è meglio non ricordare sembra dirci Agresti. Ma come si fa a dimenticare il passato se tutto quello che ti circonda ti riporta indietro nel tempo? Al dolore, alle sofferenze, ai soprusi subiti? La convivenza di vittima e carnefice è all’ordine del giorno. Il mondo va avanti e ti devi adattare. Occorre tempo e sacrificio per crescere e ricominciare a vivere e forse con l’aiuto di chi ti ama si può davvero creare non un mondo migliore ma un mondo meno peggiore.

Marco Catola