TWENTYNINE PALMS

Regia: Bruno Dumont
Cast: David Wissak, Katia Golubeva
Sceneggiatura: Bruno Dumont
Fotografia: Georges Lechaptois
Scenografia: Lisa Scoppa
Montaggio: Dominique Petrot
Origine: Francia, 2003
Durata: 119'

 



Lui è un fotografo americano, sembra appena uscito da un programma di riabilitazione per tossici, assomiglia al cantante dei Jane's addiction e ha sempre voglia di fare sesso soprattutto quando è in piscina. Lei sembra una profuga polacca ma parla francese, lo ama alla follia, nasconde qualche cicatrice e ride sempre. Insieme decidono di percorrere il deserto nei dintorni della città di Twentynine Palms. Lei farfuglia, lui si imbroncia, lei piange, lui la consola, litigano, fanno la pace, scopano sulle rocce, vanno in un motel, fanno il bagno in piscina, riscopano (in acqua questa volta), guardano la tv, mangiano un gelato, rilitigano, rifanno la pace, riscopano (stavolta sul letto). Il film è tutto così tranne negli ultimi 15 minuti in cui il registro muta improvvisamente. Non dico cosa succede comunque i due scopriranno sulla propria pelle che il male non è solo dentro di loro.
Dumont si vanta di scrivere le sceneggiature solo per presentarle ai produttori ed ottenere i finanziamenti dopo di che le strappa e fa recitare i suoi attori senza copione. Purtroppo tutto questo si vede e si sente. Le scene d'amore fanno solo ridere, i discorsi a vanvera fanno solo irritare, la scena finale fa davvero paura. Allora se il suo intento era quello di fare un horror io ci sto, anche perché lo spavento è genuino e ricorda non tanto Duel o Un tranquillo weekend di paura come hanno detto quanto The Texas Chainsaw massacre (da noi si chiama Non aprite quella porta), ma quello che mi chiedo è: è mai possibile che prima della svolta repentina finale debbano passare quasi due ore di cazzeggio? E' mai possibile che Dumont abbia davvero avuto bisogno di intavolare conversazioni da minorati mentali sul "gelato che prima è buono ma poi è cattivo, no è buono ma è cattivo e poi è buono... ma allora perché è cattivo?" (solo per dirne una)? Io non contesto il contenuto, posso pure andare oltre le cazzate che due innamorati si dicono tutto il santo giorno, io contesto il tempo. La tensione Dumont in tutto questo tempo non la crea, non ci sono aspettative perché noia, fastidio ed insofferenza prendono il sopravvento. Perché perdersi in un blabla road-movie debordante ed insopportabile quando poi in realtà il tuo scopo è quello di incutere paura? Perché? Perché Dumont ci odia così tanto? Nessuno si aspetta quella fine perché non ci sono i presupposti di una fine così. Non c'è un indizio, una musica, un gesto, un discorso, niente di niente che lo lasci supporre. Ed è solo per questo che il finale risulta inaspettato...Troppo inaspettato.

Presentato in concorso al Festival di Venezia 2003 dove ha suscitato l'ira funesta di chiunque, dal critico più ferreo allo spettatore meno esigente. Fischi, sbadigli, imprecazioni all'ordine del giorno. Insalvabile.

Marco Catola