TWO SISTERS

Titolo originale: Janghwa, Hongryeon
Regia: Kim Ji Woon
Sceneggiatura: Kim Ji Woon
Cast: Lim Su-jeong, Mun Geun-yeong, Yum Jung-ah, Kim Kap-su
Montaggio: Lee Hyeon-mi
Fotografia: Lee Mo-gae
Scenografia: Jo Geun-hyeon
Musica: Lee Byung-woo
Origine: Corea del Sud, 2003
Durata: 115'



Dopo un periodo trascorso in una clinica per malattie mentali, le due sorelle Su-mi e Su-yeon fanno ritorno alla casa di famiglia, dove il padre vive con la sua nuova compagna. L'arrivo delle due ragazze coincide con l'inizio di strani ed inquietanti eventi che finiranno per riportare le due sorelle a rivivere un oscuro passato rimasto troppo tempo sepolto e a cui sarà impossibile sfuggire.
Finalmente arriva anche da noi l'horror coreano che è già diventato un culto in patria (è stato campione di incassi battendo al botteghino anche Matrix Revolutions!), e che ha già fatto parlare di sé per le diverse interpretazioni della sua trama. Presentato in anteprima al Fantafestival 2004, Two sisters uscirà nelle nostre sale alla fine dell'estate grazie alla Medusa. Two sisters è il quinto film del regista Kim Ji Woon (già autore di Memories, il segmento coreano del film Three, di The foul King, presentato a Berlino e gran successo in Corea, e del pluripremiato The quiet family) ed è esemplificativo di come il cinema horror coreano (ma si può dire tutto il cinema coreano) sia davvero vitale.
Liberamente tratto da un racconto coreano, "Janghwa, Hongryeon" (che è stato portato sullo schermo già cinque volte tra il 1924 e il 1972), il film è senza dubbio complesso e necessita di una seconda visione per essere compreso appieno. Si presenta aperto a libere interpretazioni escludendo la presenza di punti di riferimento certi per lo spettatore, anche il più appassionato, e distaccandosi, se vogliamo, dai filoni horror giapponesi e hongkonghesi tanto in voga oggi. Certo non è un film occidentale intendiamoci e quindi si avvicina comunque più a quelli (giapponesi e hongkonghesi) che al The ring americano, tuttavia Kim Ji Woon opta per la strada dell'ermetismo. Nulla ci viene detto sul passato delle due ragazze. Si intuisce (ma non ve n'è conferma) che le due sorelle hanno avuto una qualche malattia imprecisata e che adesso, dopo le cure, sono tornate a casa. Parallellamente agli strani eventi che si verificano all'interno della casa, l'occhio dello spettatore finisce per accumulare particolari inspiegabili che non riescono a trovare un vero nesso logico con il resto della storia. O meglio alla fine del film, quando si ha una delucidazione definitiva degli eventi, questi elementi enigmatici parzialmente si chiariscono ma non si ha la certezza di una univocità interpretativa. E forse in questo sta il fascino del film. Insomma volutamente viene lasciata la possibilità di letture diverse della storia. La regia di Kim Ji Woon è molto d'effetto: alla estrema lentezza del ritmo si contrappongono insidiosi colpi al cuore fondati su inquietudine e angoscia che rasentano il terrore puro. E intanto negli Stati Uniti sono già pronti per il remake.

Marco Catola