Una bellezza che non lascia scampo

Regia: Francesca Pirani
Interpreti: Thekla Reuten, Federico Scribani, Luca Citarella

Sceneggiatura: Francesca Pirani
Musiche: Tony Carnevale
Fotografia: Fabi Zamarion
Origine: Italia, 2002
Durata: 87'
Sito: www.unabellezza.com

La depressione. Non quella che siamo abituati a vedere nel vicino di casa che soffre d'insonnia e si imbottisce di Prozac. Non quella patologica con dottori e psicofarmaci. Non quella dei capelli unti e dello sguardo sbarrato. La depressione nel suo significato etimologico. La depressione come status incorporeo, sotterraneo, intimo, occultato, immateriale, personale, intrinseco, misterioso, individuale. La realtà non la si vede solo perché non la si vuol vedere, si preferisce essere ciechi e sordi piuttosto che vivi, è più facile sottostare a norme di un ordine precostituito che vivere nella coscienza di sé e del proprio flusso energetico. Lasciarsi andare implica sacrificio. Sacrificio della propria immagine fittizia. Sacrificio della propria posizione costruita. Quanto si è disposti a sacrificare di sé per vivere pienamente la verità? Ci si può spezzare in due e vivere due vite, una schiacciati da un amore razionale, rassicurante ma senza guizzi e una dilaniati dalla passione ma persi nell'incertezza dell'istinto e della caducità dei sensi? Forse si può scegliere…Ma il divario genera il male. Il male oscuro. Tutto ci cade addosso come un macigno quando in realtà ha il peso di una piuma. E' difficile districarsi in una realtà in cui ci si sente sempre fuori posto. Si tenta di plasmare il nostro spirito nella forma più accettabile possibile e ci si illude di riuscire a rispettare questa Norma generalizzata ma basta un attimo, uno sguardo, un gesto e tutto salta, si scardina e non lascia scampo.
Corpi, immagini, suoni. Il cinema della Pirani sembra fatto solo di questo. E' un cinema impalpabile il suo, vibra come le corde di una viola in un concerto di percussioni, si insinua straziante nei meandri reconditi della psiche, si spande come una luce soffusa in territori oscuri, non parla un granché, le parole non riescono a chiarire i misteriosi meccanismi che regolano il cuore, sovverte l'ordine narrativo consapevole dell'impossibilità di dar forma alla schizofrenia dell'anima.

Marco Catola