UNA LEI TRA DI NOI

Regia: Hella Joof
Cast: Mads Mikkelsen,Troels Lyby, Charlotte Munck, Jesper Lohmann, Oskar Valsoe, Peter Frodin
Sceneggiatura: Hella Joof, Klaus Bondam
Direttore della fotografia: Eric Kress, DFF
Montaggio: Anders Villadsen
Musiche: Povl Kristian
Origine: Danimarca, 2001
Durata: 98'


Jacob e Jorgen sono una collaudata coppia gay in procinto di sposarsi (eh sì in Danimarca è legale!). Caroline e Tom, fratello di Jorgen, sono una (poco) collaudata coppia etero con prole e calo del desiderio. Ad una festa Jacob e Caroline, complice qualche bicchierino di troppo (e qualche pruriginosa ed inconscia voglia di "trasgredire"), si baciano e puff! come per magia, scoprono di amarsi. Cominciano allora una relazione alle spalle dei rispettivi partners ma la clandestinità dura poco e ben presto i nodi vengono al pettine. Ma tanto si sa alla fine, tra confusione dei sentimenti, voglia di famiglia ed "illusioni" socio-antropologiche, il vero amore aggiusterà tutto.
In un mondo di "dejavuismo" cronico come ormai da tempo è diventato il cinema, dove le idee originali latitano, le macchiette pullulano e la scontatezza regna sovrana, era inevitabile che prima o poi saltasse fuori una commedia come "Una lei tra di noi". Una commedia sì velata di humour nero e dotata di una parvenza di originalità ma presuntuosa e vile, che si bea di scandagliare i principi standardizzati del mondo di oggi ma che si fa (in)consapevole portavoce della preponderante "globalizzazione" sentimental-sessuale dell'Europa Unita. Per la Joof sembra che il mondo gay, essendo stato cinematograficamente "esplorato" in ogni suo diverticolo, offra ormai poco da esprimere, se non una diversa combinazione delle parti, non più binomio uomo/donna fedifraghi ma uomo gay/donna etero fedifraghi. Non è poco credibile che un gay si innamori di una donna ma è poco credibile che questo gay (Jacob) si innamori di questa donna (Caroline)! Non ci sono i presupposti e sinceramente il colpo di fulmine non è proprio plausibile!

Partendo dai capisaldi della società moderna, ahimé ancora famiglia e coppia e mai l'individuo!, si cerca di rileggerne l'essenza ribaltando il sistema orripilantemente moralistico del tradimento che scoppia la coppia e di scardinarne la secolare veridicità ma paradossalmente chi ne esce vittoriosa è sempre la solita idea di ordine prestabilito. Non può esistere una coppia "diversa" (che non è più quella formata da due gay ma da un gay e una donna!). Un gay deve restare gay e una donna etero deve amare un "vero" uomo. Non c'è spazio per il caos, non c'è spazio per l'incertezza, non c'è spazio per la "diversità". Tutto deve essere regolare, tutto deve rientrare nei binari morti della morale comune. Ok alla coppia gay ma guai se esce dal seminato! Sì ai gay purché restino nell'ambito della Famiglia, unica vera istituzione intoccabile.
Ammettendo pure che gli intenti della Joof siano sinceri, i toni della commedia agrodolce si perdono per strada: non si ride, non si piange, non si soffre, non si gioisce, si assiste e basta! ad un giochino di ruoli semplice semplice, privo di coraggio e pieno di melassa che scivola via come una innocua ventata d'aria fresca. Forse la Joof non ha ben presente i meccanismi chimici che scaturiscono dall'incontro tra due persone, siano esse due gay, un gay e una donna, un uomo e una donna, due patate, un carciofo e una carota, sembra invece che la Joof sia convinta che essere gay significhi solo sculettare e scheccare visti i detestabili e datati personaggi di contorno.

Marco Catola