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UNA TALPA AL BIOPARCO
Regia: Fulvio Ottaviano
Sceneggiatura: Fulvio Ottaviano, Stefano Soli
Cast: Adriano Giannini, Giorgia Surina, Luca Angeletti, Emanuela Galliussi,
Emanuela Macchniz, Emanuela Barilozzi, Sabrina Sirchia
Fotografia: Stefano Falivene
Montaggio: Valentina Girono
Musiche: Moonlovers
Origine: Italia, 2004
Durata: 100’
Distribuzione: Mikado
Genere: Commedia
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| Fulvio
Ottaviano ha esordito alla grande dietro la macchina da presa con “Cresceranno
i carciofi a Mimongo”, una commedia frizzante con l’inedita
accoppiata Liotti-Mastandrea, con cui aveva vinto anche il David di
Donatello come miglior regista esordiente. Ha proseguito con un’altra
commedia decisamente meno riuscita come “Abbiamo solo fatto l’amore” che
aveva fatto ricredere chiunque, pubblico e critica, sulle sue reali
potenzialità. Con questo “Una talpa al bioparco” è alla
sua prova del nove. E purtroppo Ottaviano questa prova non l’ha
proprio superata.
Come spesso accade per i film italiani non solo si hanno clamorose
sviste nella decifrazione di talenti che a distanza di anni non confermano
la
loro peculiarità (uno per tutti Gabriele Salvatores) ma si assiste
ormai da più di un decennio alla completa mancanza di sceneggiatura
che si possano considerare davvero tali. Siamo sempre di fronte a sceneggiature
che annaspano nella mediocrità del racconto da sceneggiato televisivo
e in certi casi anche di livello inferiore. Qui l’ostinazione di
Ottaviano a riproporre temi e stilemi del suo primo film di successo è davvero
irrecuperabile. C’è ancora il protagonista alle prese con
il mondo del lavoro e con le beghe d’amore, c’è di nuovo
il personaggio secondario che straparla senza pausa strappando qua e là qualche
risata, c’è di nuovo la donna dei sogni che nasconde qualche
segreto e non è facile preda dell’amore. Insomma cambia l’ambientazione
(siamo al bioparco) ma la zuppa è sempre quella. Questa volta Ottaviano
toppa alla grande anche perché sceglie come protagonisti l’insulso
Giannini junior, che ancora qualcuno fa lavorare in nome non si sa bene
perché, immagino del pesante nome del padre, viste le scarse doti
sceniche e recitative, e la telegenicissima Giorgia Surina, famosa vj di
Mtv, quindi non certo un’attrice che tuttavia è quella che
se la cava forse meglio. Incommentabile Angeletti nel ruolo del fratello
del protagonista, logorroico e agorafobico, ridotto ad insopportabile macchietta
da show del sabato sera.
Ci si vanta della monumentale colonna sonora che prevede pezzi del panorama
underpop italiano da Sinigallia a Tre allegri ragazzi morti, a Bugo, Dj
Sensei e Sophie Zelmani. Ma anche la musica invasiva ed incessante dall’inizio
alla fine sembra voler nascondere le voragini della sceneggiatura. Invano.
Marco Catola
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