- Qualcuno si ricorda di Gionata Zarantonello? Io credo di sì: poco più che maggiorenne nel ’99 diresse un piccolo film horror-splatter fatto in casa, “Medley”, che divenne subito un cult-movie e riuscì ad oltrepassare anche i confini vicentini (Zarantonello è di Vicenza) arrivando fino alla capitale. Questo giovane regista, che tutti davano per disperso in quanto solito fenomeno mediatico che sarebbe durato una stagione (una sorta di Melissa P. del cinema italiano), invece è tornato. E il suo nuovo film, “Uncut”, che è passato al Festival di Locarno, al Marché di Cannes, al Tribeca Film Festival a New York, al Festival di Malaga, di Rio de Janeiro e di Miami, esce finalmente, purtroppo con un bel po’ di ritardo (è del 2003), anche in Italia. E non senza polemiche: si vocifera che il presenzialista tv Gabriele Paolini (il capellone che compare dietro agli inviati di tutti i tg disturbando i servizi e creando scompiglio tanto da venire condannato, prima volta nel nostro Paese, per “inquinamento televisivo”!) stia attuando lo sciopero della fame per far sì che il film venga proiettato in almeno 20 sale (e non in una sola come a Roma!).
- Tratto dal libro"Basta che respirino. Il metodo del cuscino e altri stratagemmi per sopravvivere alle donne" di Gionata Zarantonello (pubblicato da Coniglio Editore per la collana Lemmings), “Uncut” è veramente un film del cazzo. E non in senso dispregiativo...Il protagonista del film è il pene. 78 minuti di piano-sequenza ininterrotto tutto dedicato al membro di Ciccio (il porno-attore italiano Franco Trentalance) che, bloccato a letto per una frattura al bacino e con in testa la sola voglia di trovare una donna che lo trastulli, si troverà coinvolto in un’indagine poliziesca tra ex-amanti, vicine di casa e sconosciute. Tutti gli altri attori compaiono quasi esclusivamente come voci fuori campo. Il film si è chiaramente beccato il divieto ai minori di 18 anni per le continue inquadrature del pene di Trentalance, unico mattatore incontrastato del film, un vero maestro cambiafaccia che appare in ogni forma, persino mascherato con occhiali e baffi come Groucho Marx o chiuso tra due fette di pane come un hot-dog.
- A metà tra la commedia degli equivoci e il thriller, “Uncut” non può lasciare indifferenti. Opera di genio o mera operazione commerciale? Puro divertissment di un giovane furbacchione che strizza l’occhio al pubblico o modo rivoluzionario di fare cinema? Non saprei…Io vi posso dire di andare oltre le prime perplessità e godervi un film diverso, originale, creativo, divertente (e di non perdervi i titoli di coda in cui si vedono finalmente le facce di tutto il cast!).
Marco Catola
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