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L’UOMO DEL GRANO
Regia: Giancarlo Baudena
Sceneggiatura: Benito Giorgi, Giancarlo Baudena, Ilva Fontana, Maria Daniela Raineri
Cast: Carlo Greco, Consuelo Ciatti, Dario D'Ambrosi, Gianna Paola Scaffidi, Massimo Avella, Denis Fasolo
Scenografia: Pier Mario Mameli
Fotografia: Claudio Zamarion
Montaggio: Pietro Lassandro
Scenografia: Andrea Arnaudo
Costumi: Ilva Fontana
Musiche: Felice Reggio
Origine: Italia, 2009
Durata: 105’
Sito: www.luomodelgrano.it
Uscita al cinema: 5/3/2010
Numero di sale: 1
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Alla maggior parte delle persone il suo nome non dirà molto ma Nazareno Strampelli è stato il genetista italiano più importante del primo novecento e le sue ricerche sul grano hanno diffuso la cerealicoltura in tutto il mondo contribuendo a sfamare anche le terre più povere.
Già solo per questo motivo L’uomo del grano di Giancarlo Baudena, biografia in costume del famoso agronomo marchigiano, è da considerarsi un film assolutamente necessario perché offre un ritratto piuttosto fedele all'originale ripercorrendo i momenti salienti della sua vita a partire dall’infanzia fino al periodo reatino, in cui lo scienziato ha avuto la possibilità di portare a termine i suoi studi e le sue ibridazioni. Ora l’impostazione del film si addice forse di più al piccolo che al grande schermo (e per una volta la diffusione massiva attraverso il tubo catodico gli avrebbe di sicuro giovato) ma l’intenso lavoro che si cela dietro alla sua realizzazione meritava certamente più attenzione. Dopo l’esordio il 30 novembre 2009 in prima mondiale a Rieti, città dove peraltro Strampelli volle essere sepolto, il film è uscito a rotazione nelle principali città italiane ma in modo troppo limitato per assicurarne una diffusione popolare e non è abbastanza neppure sapere che dopo i circuiti italiani il film uscirà anche in Argentina e in Cina, dove l’impronta del suo lavoro è rimasta indelebile. Ed è un vero peccato soprattutto da punto di vista didattico. La sua figura storica è stata da sempre sottovalutata tant’è che è davvero poco conosciuta dalla gente comune. Eppure numerose varietà di grano Strampelli ancora oggi si coltivano in tutto il mondo, dall'Europa all'America, dall'Asia all'Africa e secondo i moderni genetisti almeno 2/3 della popolazione mondiale (oltre 4 miliardi e mezzo di persone) si ciba di farina proveniente, direttamente o indirettamente, dalle sue varietà di grano, dimostratesi altamente più produttive rispetto ad altre.
Giancarlo Baudena, folgorato dalla figura di Strampelli, ha cominciato a dedicarsi interamente alla sua vita per circa 10 anni e non è la prima volta che realizza un progetto cinematografico al riguardo. Già nel 2005 aveva realizzato una docu-fiction su di lui dal titolo “Nazareno Strampelli e il grano - Segreti di una storia millenaria”.
Quasi investito di una missione imprescindibile, Baudena, il regista-contadino come da molti è stato soprannominato, ha impegnato non solo energie ma anche risorse finanziarie in questo secondo progetto ben più ambizioso. E non è un caso che per tutto il film si respiri una certa aura cristiana. Lo stesso genetista era solito fare affidamento alla fede per le sue ricerche (sue le parole “Avanti, avanti, non siano gli ostacoli a fermarvi. Vi sorregga la fede”). Dai 78 minuti del documentario si è passati ai 105 del film e dalla pellicola 35 mm a quella anamorfica cinemascope. La figura centrale (e accentratrice) di Strampelli monopolizza la scena rispetto al contesto storico in cui è inserito e alle connotazioni politiche da cui comunque non poteva prescindere. Ne deriva che la vera importanza della sua attività scientifica viene oscurata dalla dimensione puramente olografica della narrazione. Alla base delle sue ricerche c’è quasi una innata curiosità infantile per i semi del grano e rimane in ombra tutto l’insieme di eventi che porterà ad alleviare la fame nel mondo. Paradossalmente quello che doveva essere un omaggio alla figura fondamentale di Strampelli viene meno alla sua primaria funzione. Attraversando la storia italiana tra l’800 e il ‘900, si narrano i momenti più importanti della sua vita (l’infanzia, la famiglia di origine, la formazione scolastica fino all’Università di Pisa, l’incontro con la moglie e collaboratrice, Carlotta Parisani, la nascita dei figli, i duri anni della ricerca, i primi successi, l’affetto dei suoi collaboratori, i viaggi e gli importanti obiettivi raggiunti in ambito scientifico) ma si ha come la sensazione che ne esca fuori un ritratto accurato e profondamente umano ma meno ispirato di quanto si potesse pensare.
Marco Catola
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