| Sentirsi
parte dell’ umanita’ passa anche attraverso il far propri
drammi collettivi misconosciuti.
Uno di questi riguardi i falasha, gli ebrei etiopi. La parola significa “emigrare” o “senza
terra”, ma loro, considerandola in un’ accezione negativa,
si fanno chiamare “beta Israele” (la casa d’ Israele).
Fanno riferimento alla Torah originale e, secondo la credenza maggiormente
diffusa, sono discendenti delle 12 tribu’ d’ Israele. Costretti
circa 20 anni fa ad abbandonare il proprio paese, retto da un regime filosovietico,
giunsero nel Sudan islamico dove vigeva la sharia. Nel tragitto persero
la vita 4 mila persone. Con l’ “operazione Mose’” il
Mossad e gli Stati Uniti organizzarono ponti aerei, riuscendo a portare
buona parte di essi in Israele, dove attualmente la comunita’ etiope
conta piu’ di 90 mila individui. Tra gli arrivati in Terra Santa
c’ era pure chi si spacciava per falasha inseguendo solo una speranza
di vita; in piu’, parte della autorita’ religiose li riteneva
eredi della regina di Tebe, non ebrea (mentre lo si e’ proprio da
parte di madre). Si ritrovarono percio’ nella condizione di essere
visti come “stregoni” in patria e successivamente “negri,
bugiardi, traditori” in Israele. Così, oltre a vedere i propri
nomi cambiati in ebraico, vennero costretti a sottoporsi ad un rituale
consistente nel versare una goccia di sangue e in un bagno purificatore.
Un atto di assoggettamento, alle altre popolazioni della diaspora non richiesto.
Si ribellarono con scioperi della fame e suicidi, ottenendo la solidarieta’ dei
kibbutz.
Reduce dal successo di “train de vie”, Radu Mihaileanu torna
con “vai e vivrai”, storia di un bimbo etiope fintosi falasha
allo scopo di salvarsi. Le sue dolorose peripezie d’ identita’ ed
affettive (tra le braccia di 4 madri: la biologica, la falasha, l’ adottiva
israeliana, la moglie incinta) sintetizzano l’ epopea di un popolo.
Pellicola cosceneggiata dal regista insieme ad Alain-Michel Blanc in maniera
documentata incontrando protagonisti storici della vicenda e studiosi,
le tre parole del suo titolo originale – “va, vis et deviens” – corrispondono
ad altrettanti capitoli; ossia lo sradicamento, la riconciliazione con
la vita, la maturazione. Mihaileanu e’ un ebreo romeno, suo padre
durante la Seconda Guerra Mondiale dovette assumere l’ attuale cognome
per sfuggire alle persecuzioni. Poeta, drammaturgo, attore al teatro yiddish
di Bucarest, sotto il regime di Ceausescu egli si trasferisce in Francia
portandosi dietro la sofferenza per l’ essere definito ovunque “straniero”.
E trattenendo l’ umorismo che lo contraddistingue, filma quindi un
racconto vibrante, sommesso, partecipe.
Fedro (“Visionari” – Radio
Onda Rossa)
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