VAI E VIVRAI

Va vis et deviens
Regia: Radu Mihaileanu
Sceneggiatura: Radu Mihaileanu
Interpreti: Yael Abecassis; Roschdy Zem; Moshe Agazai; Mosche Abebe; Sirak M. Sabahat; Roni Hadar
Fotografia: Rémy Chevrin
Montaggio: Ludo Troch
Origine: Italia/Francia/Belgio/Israele 2005
Durata: 140’
Sito: www.medusa.it


Sentirsi parte dell’ umanita’ passa anche attraverso il far propri drammi collettivi misconosciuti.
Uno di questi riguardi i falasha, gli ebrei etiopi. La parola significa “emigrare” o “senza terra”, ma loro, considerandola in un’ accezione negativa, si fanno chiamare “beta Israele” (la casa d’ Israele). Fanno riferimento alla Torah originale e, secondo la credenza maggiormente diffusa, sono discendenti delle 12 tribu’ d’ Israele. Costretti circa 20 anni fa ad abbandonare il proprio paese, retto da un regime filosovietico, giunsero nel Sudan islamico dove vigeva la sharia. Nel tragitto persero la vita 4 mila persone. Con l’ “operazione Mose’” il Mossad e gli Stati Uniti organizzarono ponti aerei, riuscendo a portare buona parte di essi in Israele, dove attualmente la comunita’ etiope conta piu’ di 90 mila individui. Tra gli arrivati in Terra Santa c’ era pure chi si spacciava per falasha inseguendo solo una speranza di vita; in piu’, parte della autorita’ religiose li riteneva eredi della regina di Tebe, non ebrea (mentre lo si e’ proprio da parte di madre). Si ritrovarono percio’ nella condizione di essere visti come “stregoni” in patria e successivamente “negri, bugiardi, traditori” in Israele. Così, oltre a vedere i propri nomi cambiati in ebraico, vennero costretti a sottoporsi ad un rituale consistente nel versare una goccia di sangue e in un bagno purificatore. Un atto di assoggettamento, alle altre popolazioni della diaspora non richiesto. Si ribellarono con scioperi della fame e suicidi, ottenendo la solidarieta’ dei kibbutz.
Reduce dal successo di “train de vie”, Radu Mihaileanu torna con “vai e vivrai”, storia di un bimbo etiope fintosi falasha allo scopo di salvarsi. Le sue dolorose peripezie d’ identita’ ed affettive (tra le braccia di 4 madri: la biologica, la falasha, l’ adottiva israeliana, la moglie incinta) sintetizzano l’ epopea di un popolo. Pellicola cosceneggiata dal regista insieme ad Alain-Michel Blanc in maniera documentata incontrando protagonisti storici della vicenda e studiosi, le tre parole del suo titolo originale – “va, vis et deviens” – corrispondono ad altrettanti capitoli; ossia lo sradicamento, la riconciliazione con la vita, la maturazione. Mihaileanu e’ un ebreo romeno, suo padre durante la Seconda Guerra Mondiale dovette assumere l’ attuale cognome per sfuggire alle persecuzioni. Poeta, drammaturgo, attore al teatro yiddish di Bucarest, sotto il regime di Ceausescu egli si trasferisce in Francia portandosi dietro la sofferenza per l’ essere definito ovunque “straniero”. E trattenendo l’ umorismo che lo contraddistingue, filma quindi un racconto vibrante, sommesso, partecipe.

Fedro (“Visionari” – Radio Onda Rossa)