Vaniglia e cioccolato

Regia: Ciro Ippolito
Cast: Maria Grazia Cucinotta, Alessandro Preziosi, Joaquin Cortes, Serra Yilmaz, Ernesto Mahieux
Sceneggiatura: Ciro Ippolito, Franco Ferrini
Fotografia: Fabio Cianchetti
Musica: Maurizio Abeni
Produzione: Ciro Ippolito
Distribuzione: Warner Bros
Origine: Italia, 2004
Durata: 110'



Penelope, madre di tre figli ed insegnante di musica, sposata da diciotto anni con Andrea, un giornalista rampante, seduttore di colleghe e modelle, scopre che lui la tradisce e decide di scappare nella villa disabitata della nonna morta. Qui, le ritornano in mente i ricordi dolci e amari di bambina: di una nonna straordinaria, del professore napoletano e, soprattutto, la relazione, breve ed appassionata, con Carlos Martinez, un affascinate pittore, che l'amava tanto e con cui aveva riscoperto la gioia di essere corteggiata, di amare ed essere amata.
Ispirandosi ad un popolare romanzo di Sveva Casati Modigliani, Ciro Ippolito, regista in auge negli anni '80 ("Lacrime napulitane" con Mario Merola e "Zampognaro innamorato" con Carmelo Zappulla), dopo vent'anni di assenza, torna dietro la macchina da presa con "Vaniglia e cioccolato".

Il film, girato tra Sperlonga e Roma, è una sorta di cameo partenopeo, in cui sono invischiati interpreti poco immedesimati nei loro relativi personaggi, a partire da Preziosi, il neodivo di "Elisa di Rivombrosa", dall'espressione monocorde, che non sa essere mai convincente, e dalla Cucinotta, che in scene drammatiche, come quella con il celebre ballerino spagnolo, Joaquin Cortes, che cerca di drammatizzare la propria malattia, sembra sempre restare impassibile di fronte al dolore. Inoltre, le inquadrature, quasi spesso e senza motivo, sono storte e tendono ad esibire di più il fascino della Cucinotta che la storia in sé. Nulla manca a questo melodrammone sentimentale: Chopin, Brahms, tumore incurabile, pioggia, cielo rosato all'alba, mare, torri, ville sontuose, memorie d'infanzia, romanticismi e vecchie lettere d'amore rivelatrici che, alla fine, conducono Andrea a riconquistare Anna e ad accettare il quarto figlio che porta in grembo.
Ciro Ippolito in "Vaniglia e cioccolato" amalgama vari stili registici, seguendo un po' la brutta moda mucciniana, con attori dalla dizione incomprensibile. Nel film sono disseminati frammenti interessanti della società odierna con uno sguardo delimitato e semplice, a cui si aggiungono i ripetuti flashback, che riguardano l'infanzia di Anna, i suoi parenti e quelli dell'idillio con Cortes, determinando una perdita di continuità armonica tra le parti. Tuttavia, il film fa quasi tenerezza per il tentativo (mancato) di delineare l'illusione che l'amore esiste.

Grazia Monteleone