Un
giorno felice destinato a concludersi con un dramma in grado di distruggere
la vita di tutte le persone coinvolte. Manca soltanto un mese alla data
del matrimonio e Stella ammira allo specchio il suo bellissimo abito da
sposa bianco al quale Franco, il titolare dell'atelier, sta apportando le
ultime modifiche. Al tramonto di quello stesso giorno Stella è violentata
brutalmente da quattro uomini e tutta la sua vita si trasforma, deturpata
irrimediabilmente dal più doloroso atto di violenza a carico di un
essere umano. L'amore per Andrea, il suo fidanzato, si trasforma in rancore,
il matrimonio è annullato, persino studiare le diventa impossibile
così lascia l'università, abbandonando il sogno di diventare
veterinaria, e trova lavoro come commessa.
In un giorno di pioggia, mentre sta aspettando la corriera, Stella rivede
Franco, accetta un passaggio fino alla pasticceria dove lavora e grazie
a questo incontro, al quale seguiranno molti altri, Stella ritrova il sorriso
e con quello anche la voglia di vivere e il coraggio per denunciare i quattro
violentatori.
Quello che Stella ancora non conosce è il terribile segreto che Franco
non riesce più a nascondere, i suoi amici balordi con i quali va
a caccia in campagna, il ricordo di un gesto terribile che gli impedisce
di lasciarsi andare all'amore che prova per lei e che lo fa sentire, per
la prima volta dopo la morte della madre, legato ad un'altra persona.
Insieme potrebbero trovare una nuova vita, essere felici, ma la ricerca
della verità è inarrestabile e Stella la troverà nel
portabagagli dell'auto di Franco, in un giorno di sole, in una strada sul
mare, in quello che doveva essere un giorno felice.
Nelle intenzioni della regista Fiorella Infascelli il desiderio di rappresentare
un percorso tutto al femminile, non soltanto quello di Stella ma anche quello
della madre, ma pur partendo da un'idea buona il risultato è deludente.
Tutto rivela una superficialità fastidiosa, vista anche la delicatezza
del tema trattato, la sceneggiatura è banale, i dialoghi inconsistenti,
le scelte di regia improbabili (la scena finale è una delle più
brutte viste in questa stagione) e gli attori diretti veramente male. Maya
Sansa è bloccata in un sorriso forzato, Andrea Di Stefano sembra
un modello di Kalvin Clein, persino la Degli Esposti fatica a dare corpo
ad un personaggio, quello della madre, inconsistente e poco credibile.
Anna Lai
Conferenza
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d) Per la
sceneggiatura del suo film si è ispirata ad un fatto di cronaca?
r) Anni fa ho visto in televisione l'intervista, fatta in carcere, ad
una donna vittima di uno stupro, la quale aveva poi iniziato una storia
d'amore con il suo violentatore arrivando ad ucciderlo nel momento in
cui era venuta a conoscenza della verità. La ragazza mi aveva colpito
per il suo modo di raccontare gli avvenimenti, parlava di un tramonto
sul mare, della felicità distrutta in un secondo dallo stupro e
proprio da questo aspetto nasce l'idea di realizzare il film.
d) La natura è molto presente nel suo film, quale è la ragione?
r) Effettivamente questo accadeva anche nel mio film precedente semplicemente
perché mi piace molto rappresentare la natura. La scena dello stupro
è ambientata in un campagna bellissima, al tramonto di una giornata
di sole, la natura nella sua bellezza sta ferma a guardare gli orrori
del mondo e questo rende il gesto dei quattro uomini ancora più
terribile.
d) Il film racconta un fatto di cronaca, ha pensato all'impatto della
pellicola sul pubblico, e soprattutto ad un possibile fraintendimento
in relazione al personaggio di Franco?
r) Effettivamente lo stupratore non è rappresentato come un mostro
perché volevo mostrare al pubblico anche i suoi aspetti positivi
e come anche lui, nonostante il terribile gesto, aveva la possibilità
di salvarsi. Io condanno fortemente lo stupro, nel mio film le persone
sbagliano perché ma non c'è nessuno che dica cosa è
giusto e cosa è sbagliato e di conseguenza i personaggi si comportano
in modo molto libero. Maya si innamora di Franco, Andrea abbandona la
fidanzata in un momento difficile, la madre non riesce a penetrare il
dolore di Stella, Franco si innamora della donna che ha violentato, ma
io lascio intenzionalmente il pubblico libero di crearsi una opinione.
d) Gli altri stupratori sono soltanto personaggi marginali, perché
la scelta di non dirci nulla di loro, delle loro vite?
r) Il vestito della sposa è la storia personale di Stella, gli
altri uomini sono ragazzi di provincia, che in un certo modo rappresentano
la violenza che ci circonda, un certo imbarbarimento della nostra società.
d) Una domanda per le protagoniste, come vi rapportate con le scelte effettuate
dai vostri personaggi?
r) Maya Sansa: penso che gli episodi tragici abbiano sempre degli sviluppi
imprevedibili, personalmente denuncerei i violentatori ma credo anche
che la reazione di Stella sia comprensibile, non sempre si trova la forza
per fare quello che sarebbe giusto, soprattutto se non si ha, come nel
caso di Stella, l'appoggio dei propri familiari.
Piera Degli Esposti: il mio personaggio è una donna paziente, calma
ed equilibrata, che sa prendersi i suoi tempi cercando di essere sempre
affaccendata, forse anche nella speranza di dimenticare. Sono stata contenta
di fare questo personaggio, personalmente credo che, come lei, avrei camminato
molto in campagna ma non sarei stata così brava nel concentrarmi
sulle faccende pratiche, perché credo di non essere portata.
D) Potrebbe sembrare assurdo che Stella si innamori proprio del suo stupratore,
dobbiamo parlare di Sindrome di Stoccolma?
Maya Sansa: assolutamente no perché Stella non sa che Franco è
il suo violentatore. Semplicemente si innamora di un uomo che già
conosce e del quale può avere fiducia perché è il
sarto che le aveva preparato l'abito da sposa. Lo stupro è rappresentato
simbolicamente da Fiorella attraverso la natura che immobile assiste a
questa violenza immensa, ad un dramma che però si può superare,
senza per questo assolvere lo stupratore il quale, tra l'altro, alla fine
muore proprio perché è impossibile perdonare un simile gesto.
Anna Lai
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