LA VITA COME VIENE

Regia: Stefano Incerti
Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Stefania Rocca, Alessandro Haber
Sceneggiatura: Stefano Incerti, Eugenio Melloni
Produzione: Vittorio Cecchi Gori
Distribuzione: Medusa
Origine: Italia, 2003
Durata: 118'
Sito: www.medusa.it



Aiuto regista per la cosiddetta "nuova scuola napoletana" (Decaro, Corsicato, Martone), passato in seguito dietro la macchina da presa grazie agli interessanti Il verificatore e Prima del tramonto, Stefano Incerti esce dal circuito di nicchia e approda nel mercato cinematografico italiano che conta. Ovvero grosso budget, attori di richiamo, l'egida distributiva della Medusa, una storia che mette in cantina le tematiche sociali dei lavori precedenti e si concentra sugli interrogativi umani più gettonati: esiste la felicità? Cosa troveremo dopo la morte? Imbarcati su questa "zattera della medusa" chiamata vita, riusciremo a trovare un senso alle nostre fragili esistenze?
Domande che si pongono tutti i personaggi del film: da Stefania Rocca, assillata dal desiderio di divenire madre, a Alessandro Haber che deve fare i conti con la sindrome compulsivo ossessiva del figlio, da Tony Musante, malato terminale, a Stefania Sandrelli che vede scorrere la dolce ala della giovinezza sempre più veloce, da Valeria Bruni Tedeschi che non trova più conforto tra le pareti domestiche a Lorenza Indovina costretta a tenere celato l'amore saffico che alberga nel suo cuore.
Come si vede la vita non viene come la si vorrebbe.
Percorso accidentato, scatola ad incastri la cui soluzione rimane sempre più ostica, puzzle i cui pezzi risultano mancanti o inadeguati, viaggio dagli angoli oscuri e dagli anfratti tenebrosi questa vita (la nostra, quella degli interpreti, quella del film) non ci rimane che affrontarla solo con l'arma della speranza o con l'aiuto di chi riesce a rimanerci vicino malgrado tutto. Armi spuntate se vogliamo, che non rispondono agli interrogativi, ma che aiutano ad andare avanti.
Questo il messaggio di Incerti. Una intenzione lodevole ma che non ci esime da uscire dalla sala con l'amaro in bocca.
Perché questo La vita come viene è un film che non ci convince in pieno: a tratti slegato, spesso tirato per le lunghe, raggelato in uno stato emozionale che non riesce quasi mai a far vibrare corde sincere.
Il modello a cui Incerti si ispira sembra essere quello dell'affresco corale dipinto da Altman (Nashville e America Oggi) o la biblica parabola del Paul Thomas Anderson di Magnolia. Ma se nei capolavori appena citati il "caso" faceva la figura del padrone, intrecciando, facendo coincidere, amalgamando le storie di mille anime allo sbando, qui le storie rimangono blocchi slegati, pezzi di vita isolati, scomparti narrativi senza filo conduttore. Una scelta voluta, intendiamoci, ma che non permette al film di evolversi verso quella misteriosa luce emanata dalle stanze del destino e lo rende un'opera coraggiosa per i temi trattati, ma priva di innalzarsi verso concetti di enigmatica bellezza.
Incerti è innamorato dei personaggi messi in scena. Lo si vede da come rimane incollato ai loro sguardi, alle loro frasi lasciate a metà, alle loro incertezze ma il suo è un amore controproducente. Chi troppo ama rischia di soffocare gli impulsi vitali dell'oggetto desiderato. E infatti i protagonisti non riescono a trasmetterci emozioni, sono congelati, bloccati, intrappolati in clichè ripetitivi. Questo perché manca appunto la voglia di farli interagire, di farli confrontare con le loro paure. Persone isolate come isolate rimangono le loro vite.
Un peccato se pensiamo alle possibilità che Incerti avrebbe potuto sfruttare giocando sulla infinita scacchiera che il caso, il fato, il destino, la sorte poteva servirgli su un piatto d'argento.
Non a caso la storia che avvince di più è quella riguardante Lorenza Indovina e Valeria Bruni Tedeschi. Solo qui due anime che si sfiorano appena vengono in contatto, solo qui Incerti riesce a toccare emozioni profonde.
Ma non possiamo tralasciare i meriti di un film come La vita come viene. Incerti è cresciuto esponenzialmente come regista. Ha uno stile fluido che evita la staticità dell'immagine, riesce a far convivere primi e primissimi piani con carrellate avvolgenti, riscopre la tecnica del pedinamento piegandola ad esigenze di velocità che azzerano i tempi morti.
Un merito che il regista deve condividere con il riuscito montaggio di Claudio De Mauro, le malinconiche musiche Paolo Buonvino, la fotografia, quasi tutta di interni, di Pasquale Mari.
E gli interpreti ? Se La vita come viene rischia di non finire nel dimenticatoio il merito non può essere che attribuito loro. Ma non possiamo accomunare nel plauso l'intero parco attoriale.
Se Daniele Liotti e Caludio Santamaria, Stefania Rocca e Maddalena Maggi devono ancora dimostrarci il loro valore (che negli ultimi due casi presupponiamo sia ancora tutto da scoprire) e Valeria Bruni Tedeschi continua a riproporci una maschera che conosciamo a menadito dai tempi de La parola amore esiste, dobbiamo ringraziare di cuore l'entrata in scena della bravissima Lorenza Indovina che rende perfettamente, grazie ad una recitazione fatta solo di mezze tinte e sfumature, i dilemmi del sentimento e dello smarrimento d'amore, invitandola a tornare al più presto a calcare le scene.
A chi spetta la palma della migliore interpretazione?
Ex equo ci sentiremo di assegnarla ad Alessandro Haber e Tony Musante : invecchiati e disillusi dalle amarezze della vita (che veramente per loro non è venuta come avrebbero sognato), schiavi delle proprie malattie e di quelle altrui, solcati da un malessere profondo che non conosce limiti, ci forniscono una prova altissima della loro bravura. Il cinema italiano è pregato di servirsi ancora per molto tempo del loro talento.

Cesare Paris