La vita degli altri


Regia: Nicola De Rinaldo
Interpreti: Renato Carpentieri, Maria Teresa Saponangelo, Maya Sansa, David D’Ingeo
Sceneggiatura: Nicola De Rinaldo e Paolo Lo Giudice
Fotografia: Antonio Grambone
Origine: Italia, 2002
Durata: 89’
Sito: www.thulefilm.it

 

Le regole (della camorra) vengono prima di tutto. Prima dei legami di sangue (si è disposti a far fuori anche il proprio fratello pur di mantenere il potere). Prima dei sentimenti (non c’è posto per l’amore, sia esso per una donna o per la famiglia, se si vuole essere un capo). Prima della legge (lo Stato è marcio e impotente e nulla può, o vuole, per ristabilire l’ordine). Cosa spinge allora Mariano, un vecchio boss, a chiudere i ponti con tutte queste regole che finora hanno scandito la sua vita? Il senso di colpa per la morte della moglie uccisa dal clan avversario? La consapevolezza dell’inutilità del sangue versato in nome del Dio-denaro? L’amore per una figlia che è cresciuta nella ricchezza grazie ai suoi loschi traffici ma che ora lo disprezza per il suo passato? L’incontro con una giovane donna che gli fa da specchio e non lo fa sentire un animale come tutti gli altri?
Chissà…Forse si è stancato di decidere della vita degli altri, forse vorrebbe salvare (e non più distruggere) la vita degli altri ma ormai è troppo tardi,non si può più tornare indietro, forse vorrebbe ricominciare da capo ma sa che non può. Il peso del passato lo attanaglia e non gli lascia scampo. Potrebbe diventare un pentito e salvarsi ma il legame di sangue con l’unica figlia lo porterà a restare solo come un cane ad attendere il suo destino. L’esordio di De Rinaldo rivela un inaspettato senso della misura, la regia è quasi sempre lucida, non si perde in superflue lungaggini ma rimane ben salda alla realtà, il ritmo è contenuto (forse un po’ troppo), la storia procede secondo copione ma forse il tutto rimane un po’ freddo per coinvolgere ed entusiasmare fino in fondo. Ottimo comunque il lavoro sugli attori, in particolare su Carpentieri che riesce a rendere tutta la rassegnazione di chi sa che non ha nulla da perdere e che accetta di andare incontro alla propria fine senza battere ciglio, un po’ sprecate invece la Saponangelo e la Sansa. Su tutti incombe il Vesuvio, il vero protagonista del film, che non è tanto il luogo in cui si svolge l’azione quanto il fattore scatenante delle emozioni dei personaggi. Il Vesuvio sta per eruttare di nuovo dopo tanto tempo e preannuncia la tragedia imminente. Come i cittadini di Pompei più di duemila anni fa nonostante vedessero nubi nere avvicinarsi non scappavano per salvarsi ma aspettavano che l’eruzione facesse il suo corso così Mariano non fugge dinanzi alla morte annunciata ma aspetta il colpo di grazia che lo libererà una volta per tutte dalla mostruosità di se stesso.

Marco Catola