Viva la scimmia!

Regia: Marco Colli
Cast: Giuliana De Sio, Lunetta Savino, Giovanni Esposito, Claudio Spadaro, Daniela Fazzolari, Lucia Guzzardi
Sceneggiatura: Marco Colli, Idolina Landolfi, Gianni Di Gregorio, Landolfo Landolfi
Fotografia: Claudio Meloni
Musica: Mario Tronco, Peppe D'Argenzio
Origine: Italia, 2000
Durata: 82'


Dopo Naufraghi sotto costa (1992) e Giovanni senza pensieri (1986), Marco Colli torna dietro la macchina da presa con un film prodotto da Enzo Porcelli (Alia Film) e Claudio Vecchio (Afa Film), riconosciuto di interesse culturale nazionale ed (inspiegabilmente) uscito con due anni di ritardo. Purtroppo è uno dei tanti film italiani che nonostante il finanziamento statale e relativa distribuzione non è riuscito a ritagliarsi uno spazio non dico preponderante ma neppure decente nel panorama cinematografico (è uscito in sole tre copie, una a Milano, una a Bologna e una a Roma, vabbè uscire a Roma alla sala 3 del Nuovo Pasquino che vanta ben 44!!! posti equivale a non uscire!) e conferma ancora una volta la tendenza autolesionista, antipatriottica ed esterofila della politica produttiva e distributiva italiana (nonostante i neofascitoni nazionalisti e xenofobi che stanno al potere!).
Liberamente tratto dal romanzo di Tommaso Landolfi, Le due zitelle, (alla sceneggiatura ha collaborato la figlia di Landolfi, Idolina), Viva la scimmia, pur risentendo di una impostazione staticamente teatrale, riesce a spiazzare l'occhio, la mente e il cuore. Non è detto che spiazzante sia bello, ma di sicuro spiazzante è altro, diverso, inaspettato. In un condominio popolato dalle anime più variegate, metafora di un altrettanto diversificato macrocosmo socio-culturale, vivono due sorelle, Lilla e Nena, diametralmente opposte come il Diavolo e l'Acqua Santa, o se volete come la cicala e la formica, impegnate ognuna a crogiolarsi nei propri sensi di colpa per peccati che non hanno commesso (!), oppresse da una insanabile ipocrisia bigotta piccolo-borghese. Una madre paralitica ed autoritaria, un dottore dongiovanni e imbroglione, una colf spagnola e focosa, un garzone fanfarone e cleptomane, un amministratore ingenuo e petulante, un vicino strozzino e omosessuale. Su tutti Tombo (vero nome Davidina!), una scimmietta scatenata e sacrilega, che fugge dalla gabbia e sfoga i suoi istinti, dirette proiezioni di quelli repressi delle sue due nevrasteniche padrone, mangiando ostie, bevendo vino sacro e urinando sull'altare di un convento. Il tutto condito in salsa agrodolce con spruzzatine di grottesco e surreale e musiche afro-iberiche che non guastano.

Marco Catola