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Vizio di famiglia Titolo originale:
It runs in the family
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uomini della famiglia Gromberg sono molto diversi l'uno dall'altro. L'anziano
capostipite Mitchell è sempre stato un severo esempio di integrità
e di devozione nei confronti della famiglia, al contrario del figlio Alex,
troppo assorbito dal lavoro e fedifrago. Asher, figlio di Alex, è
invece uno sfaticato studente con la passione per la marijuana che gli procura
qualche guaio con la legge. L'unico con la testa sulle spalle sembra essere
l'undicenne Eli, l'altro figlio di Alex, che in quanto a maturità
batte tutto il parentado, mentre la nonna Evelyn e la madre Rebecca si trovano
spesso a dover fare i conti con i conflitti generazionali che coinvolgono
i loro mariti/figli. Inutile negarlo: ciò che incuriosisce maggiormente del film è la possibilità di vedere riuniti per la prima volta sullo schermo tre generazioni di Douglas, in una commedia dolce-amara creata apposta per glorificare questa famiglia così speciale, e in cui troviamo anche Diana, prima moglie di Kirk. Una simpatica auto-celebrazione, con dialoghi e situazioni che sembrano estrapolate dall'album di famiglia almeno quanto le fotografie sistemate sulle mensole di casa Gromberg, che immortalano momenti della loro vita privata, come il matrimonio tra Kirk e Diana o il piccolo Michael in braccio al suo papà. Senza questa contaminazione tra realtà e finzione probabilmente il film perderebbe molto del suo fascino, languendo in un mare di buoni sentimenti e banalità, anche se confezionati con gran classe. Dopo "L'ultimo bicchiere", uscito da noi pochi mesi fa, Fred Schepisi torna a trattare un tema che evidentemente gli sta a cuore, quello dei rapporti interpersonali e famigliari, mostrando particolare interesse per i problemi legati alla terza età. Con un piccolo sforzo di immaginazione si può dedurre che il titolo italiano del film fa riferimento a quella pulsione interna che spinge i protagonisti a prendere le distanze dal proprio genitore, nel tentativo di somigliare il meno possibile al colui che li ha preceduti nel cammino della vita. Un vizio, appunto, che si trasmette come una malattia genetica di padre in figlio, ma che evidentemente resta relegato alla finzione cinematografica. Simona Ottavo |
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