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VODKA LEMON Regia: Hiner
Saleem
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Hamo, anziano
vedovo, vive in un villaggio curdo del Caucaso con il figlio alcolizzato
e la bella nipote. Un tempo era un ufficiale dell'armata rossa, ma ora
che la situazione politica è cambiata è ridotto in miseria,
costretto a vendere i suoi poveri averi per tirare avanti. Durante il
tragitto sullo scalcinato bus diretto al cimitero, dove si reca alla tomba
della moglie, conosce una vedova cinquantenne. I due avranno modo di colmare
le rispettive solitudini, aiutandosi a vicenda a districarsi tra i tanti
problemi famigliari ed economici. Simona Ottavo INTERVISTA A HINER SALEEM A Venezia aveva detto che era a favore di un eventuale intervento degli Stati Uniti in Iraq. Oggi a distanza di qualche mese e alla luce di quello che è successo, che cosa pensa? E' sempre dello stesso parere o ha cambiato idea? No, non ho cambiato idea. Penso esattamente la stessa cosa. Se tralasciamo i pregiudizi nei confronti di Bush, si può convenire sul fatto che Curdi e Iracheni hanno risentito in maniera decisamente negativa di Saddam Hussein. Sotto la sua dittatura abbiamo perso circa 13 miliardi di dollari per finanziare tute le guerre che ha voluto intraprendere e l'intera economia del Paese era volta alla repressione del popolo. In quella situazione ogni Paese era benvenuto sia che si trattasse della Russia sia degli Stati Uniti. Purtroppo non abbiamo avuto il lusso di sceglierci il Paese salvatore. Questo popolo potrà ricominciare un'altra vita. Non dico che l'avvenire sia radioso ma adesso almeno potrà rinascere. Si vocifera che la resistenza irachena non sia veramente irachena ma provenga dall' Estero, in particolare da Al Qaeda. Cosa ne pensa? Io posso dire che con Saddam Hussein c'è stata la repressione degli Sciiti del Sud e dei comunisti del Nord, sono state trovate circa 260 fosse comuni e si parla di circa 1 milione e 300 mila iracheni scomparsi. Saddam spera di tornare al potere tramite attentati terroristici. E' un'antiresistenza, non è una resistenza. Il problema è che accanto all'Iraq non ci sono Paesi democratici. Anche la Turchia non è democratica. In Turchia la democrazia esiste solo per i Turchi, per i non Turchi la democrazia non esiste. C'è una sorta di segregazione razziale allo stesso livello dell'apartheid del SudAfrica. Per il popolo curdo non c'è nessun riconoscimento. Non ci sono scuole curde e la lingua curda è interdetta. Il luogo del film. Quanto è reale e quanto è frutto della sua fantasia? E' tutto vero. Non ho toccato niente. I villaggi del film esistono veramente, sia gli esterni che gli interni sono veri. E' ambientato nei villaggi curdi dell' Armenia. Nell'Unione Sovietica c'era rispetto per le minoranze e per questo questi villaggi esistono ancora in Armenia. Gli abitanti sono curdi ma parlano, oltre al curdo, anche il russo e l'armeno. Nel film, infatti, si parlano tutte e tre le lingue. Qual è il messaggio del film? Io non sono un messaggero ma un osservatore. Senza essere banale posso comunque dire che i messaggi che voglio esprimere sono la tolleranza, la solidarietà, l'amore. Se le persone si conoscono ci sarà meno razzismo. Se non si conoscono hanno paura e diventano intolleranti. Come nasce il film a livello produttivo? E' una coproduzione tra Italia (Sintra di Rosanna Seregni), Armenia, Francia e alla fine anche Svizzera che si è innamorata del film. Il budget è basso: 1 milione e 800 di euro. L'atteggiamento del film sembrerebbe laico. E' così? E poi il cimitero in cui si recano giornalmente i due protagonisti è un cimitero musulmano? I Curdi hanno un mosaico di religioni. Questo cimitero non è musulmano ma mazdaista. Io personalmente sono laico e la religione non mi preoccupa molto. M'interessano di più la democrazia e la caduta del governo di Saddam. Cosa ci dice degli attori? Gran parte degli attori sono del posto. Altri sono professionisti e vengono dal teatro. Lala Sarkissian che interpreta Nina, ad esempio, è la prima volta che recita. Sono tutti attori di diversa nazionalità. Sono curdi, armeni, russi, georgiani. Il film è uscito in Armenia? Non è ancora uscito in Armenia ma vi uscirà di sicuro e presto. Invece non uscirà in Siria, in Turchia e in Iran. Mi sento un regista apolide, mi piace lavorare con popoli diversi. E anche i miei film sono apolidi. Nei suoi film l'ironia è sempre presente Sì, credo che l'ironia sia una costante del mio cinema, ritengo sia utile per raccontare meglio situazioni drammatiche. E' un buon veicolo per comunicare. Diciamo che lavoro seriamente ma non mi prendo troppo sul serio. Marco Catola
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