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Yamakasi Regia: Ariel
Zeitoun
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sette samurai sono emigrati in Francia. Non si tratta di una riedizione
del capolavoro di Kurosawa girata all'ombra della torre Eiffel ma di "Yamakasi",
film diretto da Ariel Zeitoun , e - quel che più conta e più
emerge - sceneggiato da Luc Besson. La storia, ispirata alla realtà,
è quella di sette ragazzi della periferia parigina, perfetti esponenti
della Francia multi-etnica, ideatori di un nuovo sport di strada, che li
porta a scalare pareti, arrampicarsi sulle superfici più impensabili,
compiere salti ed evoluzioni al limite dell'impossibile. Per non disturbare
la quiete pubblica si allenano all'alba, ma la polizia li tiene d'occhio
e cerca, senza successo, di acciuffarli. Quando un loro piccolo ammiratore,
malato di cuore, rischia la vita per averli voluti emulare, i sette ragazzi
infrangono per la prima volta la legge, mettendo a segno una serie di rapine
per racimolare il denaro necessario alla costosa operazione in grado di
salvargli la vita. Come andrà a finire è facilmente prevedibile,
con l'impresa portata a buon termine ed il trionfo del bene sul male. Ciò
che stupisce piacevolmente è l'intera struttura del film, che non
si limita a mostrare vuote acrobazie come ci si potrebbe aspettare, ma ha
l'intelligenza di non prendersi troppo sul serio, risultando divertente
e adrenalinico come un giro sulle montagne russe. Un tipico prodotto per
tutta la famiglia, in cui ci si ritrova a tifare smodatamente per i buoni,
veramente simpatici, alle prese con i perfidi rappresentanti della legge
e della burocrazia. Fortemente voluto da Besson, che con quattro dei sette
ragazzi aveva già lavorato in "Taxi 2", "Yamakazi"
difficilmente lascerà un segno nella storia del cinema, ma che importa?
Di fronte a tanti film d'evasione e alle troppe pellicole scadenti che riempiono
le sale di questo inizio d'estate, non sfigura di certo.
Simona Ottavo |
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