YO PUTA

Regia: Luna
Sceneggiatura: Adela Ibanez, Isabel Pisano
Cast: Daryl Hannah, Denise Richards, Joaquim de Almeida
Fotografia: Ricardo Aronovich
Montaggio: Bernat Vilaplana
Scenografia: Alain Bainee
Musiche: Javier Navarrete
Distribuzione: DNC
Origine: Spagna, 2004
Durata: 100'



E' tornata Luna. E non Bigas, ma semplicemente Luna. E per una volta avrei preferito il regista catalano a questa giovane regista valenciana. Forse non tutti si ricorderanno il suo primo film, Stranded, presentato al Fantafestival (!!!) di due anni fa. Vi dico solo questo: i poveri malcapitati presenti alla proiezione hanno cominciato a fare le ombre cinesi sullo schermo per vincere la noia mortale che regnava sovrana. Insomma lasciamo perdere il passato e veniamo al presente. La giovane Luna realizza una sorta di docufiction sulla prostituzione basandosi sul bestseller di Isabel Pisano, "Yo puta" appunto. A parte che viene da chiedersi se ce ne era davvero bisogno, purtroppo il tentativo di indagine di un mondo tanto affascinante quanto (s)conosciuto si risolve in una tremenda carrellata di mignottone e marchettari dalla bellezza imbarazzante e dal cinismo disarmante che parlano alla telecamera compiaciuti della loro professione/arte/talento. Ma Luna non si accontenta del semplice film-inchiesta e allora appiccica agli insostenibili deliri di puttane e puttani in stile Fiorucci con sfondi rosa shocking e ambientazioni da fumetto la storia (finta) di tre donne che vivono nello stesso residence: la giornalista che sta conducendo l'inchiesta nel mondo della prostituzione alias la voce narrante, un'attrice mancata che tra un provino e l'altro trova i soldi per l'affitto prostituendosi in un club e una giovane studentessa con problemi finanziari che medita di risolverli seguendo l'esempio della sua intraprendente vicina.
Un film vecchio. Vecchio nell'intento. Vecchio nell'impianto. Vecchio nel risultato. Davvero interessa ancora a qualcuno sapere cosa si cela dietro la scelta di vendere il proprio corpo? Davvero Luna pensa di scioccare ancora qualcuno con questo film "verità" che sembra più fittizio di una soapopera? Dispiace infierire su questa giovane brunetta e sbarazzina ma anche il generoso dispendio di effetti speciali e la elegantissima fotografia di Ricardo Aronovich (premio oscar per "Missing"!) invece di aiutare finiscono per appesantire, annientare, affossare, irritare.

Marco Catola