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Zorba il Buddha Regia: Lakshen
Sucameli
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| Un
giovane disk jokey, Loris, ed una mistica navigatrice solitaria, Ritu, s'incontrano
in una cittadina del Mediterraneo. Lui, dopo il servizio militare, vorrebbe
aprire un locale tutto suo e, frattanto, vive insieme al fratello Emilio,
un quarantenne disilluso dalla vita e uomo di fiducia di un tipo turpe di
nome Gato, re dei locali della zona. Nell'armadio del padre scomparso il
ragazzo trova il libro 'Zorba il Greco', la cui lettura lo affascina tanto
da identificarsi con il personaggio, da sentire la sua presenza e parlargli.
Ritu, invece, è una tipica skipper, che gira il mondo con la sua
barca e pratica la meditazione. La sua statuetta di Buddha con un diamante
sulla fronte, che custodisce gelosamente, fa gola a molti. L'incontro con
lei è per Loris l'inizio di un nuovo percorso. Tra i due nasce un'intensa
relazione e Loris acquista una visione più spirituale della vita
e la determinazione necessaria per concretizzare il suo sogno di aprire
finalmente un ristorante ed adibirlo a discoteca. Secondo lungometraggio del regista siciliano Sucameli, dopo il lontano "Blue Line", che è stato presentato al Festival di Venezia 1995 e ha ottenuto un Premio di Qualità dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, "Zorba il Buddha" è un film che affascina per l'atmosfera misteriosa e mistica, che traspare dalla scenografia di Gaspare Degar Barone e la fotografia incantevole di Andrea Locatelli, sapientemente miscelati. Il regista deve il proprio nome a un incontro formativo con il maestro spirituale Osho, che fondò nell'Oregon negli ultimi trent'anni una setta per giovani gaudenti in preda a crisi mistiche, prima di morire in circostanze oscure (sembra sia stato avvelenato dalla CIA). Come il maestro indiano cercò di sviluppare nella sua filosofia un sincretismo tra corpo e spirito, esemplificato dalla figura di Zorba il Buddha (capace di godersi sia i piaceri terreni come Zorba il Greco che la quieta serenità del Buddha), così Sucameli nel suo film cerca di affermare la nascita di un 'uomo nuovo': un essere umano guarito dalla dissociazione corpo-mente, che la nostra società moderna genera, e la cui esistenza si fonda sulla consapevolezza, sull'affermazione della propria vita e libertà. Volendo trattare un tema filosofico universale e descrivere il disagio dei giovani che vedono sfumare i loro sogni, il regista cade nel dejà-vu anni '70. Scene di vita sulle rive del Gange si mescolano a quelle di meditazione di gruppo, discorsi metafisici improvvisati si uniscono a scene di fuga nella droga, che fanno perdere armonia e ritmo al film. Tuttavia, Sucameli, in modo semplice e diretto, riesce a regalarci uno spaccato dei malesseri che affliggono la gioventù disincantata e con la voglia di riscattarsi. Il messaggio di Osho prende forma e si sviluppa in "Zorba il Buddha" attraverso un intreccio narrativo attento alle relazioni interpersonali tra fratelli, amici, soci, amanti. Ma è dall'incontro/confronto tra Loris e Ritu che si crea quell'unione spirituale tanto predicata da Osho. Il titolo del film si riferisce alla discoteca che il regista ha gestito a Rimini diversi anni fa ed è un vero e proprio omaggio alle idee del suo 'guru'. Purtroppo, il regista è tra i pochi beneficiari dei contributi governativi per il cinema indipendente e "Zorba il Buddha" è stato prodotto da lui e girato in parte in Turchia. La parte della navigatrice è stata affidata ad Elisabetta Cavallotti, divenuta celebre con la pellicola di Davide Ferrario "Guardami" (1999), ispirata liberamente alla vita di Moana Pozzi, e protagonista di "Da zero a dieci" di Ligabue, mentre la parte di Loris è stata data all'attore cileno Sid Meier, un vero d. j. nella vita, che ha utilizzato in questo film alcuni suoi brani del cd "Siddharta", realizzato per la Wea. Entrambi sembrano essere staccati, freddi, inverosimili, poco credibili come gli altri personaggi, ma, probabilmente, era il copione che lo esigeva. Grazia Monteleone
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