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presenta CELLA 211 un film di Vincitore di 8 Premi Goya Miglior Film
USCITA ITALIANA: 16 APRILE 2010 Dalla BOLERO FILM che ha distribuito in Italia L’OSPITE INATTESO e LASCIAMI ENTRARE, un nuovo imperdibile film già campione di incassi in Spagna. Sinossi Il giovane Juan Olivier, al suo primo incarico come secondino in un carcere di massima sicurezza, si presenta al lavoro con un giorno d’anticipo sul primo turno di guardia. Note del regista “Quando mi capitò tra le mani il romanzo Celda 211, lo lessi tutto d’un fiato e capii immediatamente che avrei voluto portare la storia sul grande schermo. Pensandolo in termini cinematografici, rappresentava per me una sfida narrativa di alto livello; ero consapevole che mi avrebbe lasciato poco spazio per poter fare altro se non spogliare la messa in scena di qualunque artificio stilistico e mettere la macchina da presa totalmente al servizio dei personaggi. Perciò era necessario trovare un gruppo di attori che fossero ineccepibili per quei ruoli. Ora, a film finito, mi è difficile immaginare un cast più solido e appropriato di quello che alla fine abbiamo scelto. Tutti, dai due protagonisti principali, alla gang dei detenuti, al gruppo delle guardie, a ognuna delle comparse, si sono lasciati coinvolgere anima e corpo in questa avventura. Per quanto Celda 211 fosse un romanzo di finzione, il primo passo per poter ricostruire una storia ambientata in modo realistico in un carcere, era quello di conoscere ciò che si nascondeva in questo mondo, così vicino a tutti noi e al tempo stesso così distante. Al momento di scrivere la sceneggiatura, Jorge Guerricaechevarria e io dovevamo essere consapevoli di ciò che raccontavamo, anche per sapere fino a che punto potevamo eventualmente spingerci nel dire cose non verosimili. Durante tutto l’anno in cui eravamo impegnati con la scrittura, abbiamo cercato di trascorrere quanto più tempo possibile con tutti coloro la cui vita quotidiana fosse strettamente associata a quella del carcere, e abbiamo dunque parlato con i detenuti, le loro famiglie, le guardie carcerarie, gli educatori, cercando di incontrarli in più occasioni e con frequenza. Tutti ci hanno svelato il loro mondo, dimostrando una sorprendente, per quanto comprensibile, ospitalità. Quando uno si abitua a vivere tra quattro Così, quasi senza aspettarcelo, grazie a questa serie di visite in carcere – parlare di full immersion mi sembra offensivo nei confronti di chi ha passato anche una sola notte lì dentro – la nostra versione della storia stava diventando man mano quasi una sorta di parabola. La mia prima idea in merito allo stile del film era che dovesse avvicinarsi a uno stile documentaristico. Durante lo sviluppo della sceneggiatura questa mia intenzione si è rafforzata ulteriormente. Questa storia avrebbe potuto scatenare una forza dirompente solo se fossimo riusciti a ricreare nel contesto una parvenza di autenticità. Doveva essere filmata con la prontezza e la determinazione che si riscontrano in una vera rivolta, con la camera a mano e in un luogo che fosse credibile. Dovevamo trovare una vera prigione la cui energia potesse scorrere dentro tutti noi, nelle nostre viscere. Grazie all’aiuto delle autorità penitenziarie, siamo riusciti ad avere a nostra disposizione un vecchio carcere chiuso da dodici anni che la nostra équipe artistica è riuscita a riportare in vita con un lavoro di ripulitura e ristrutturazione durato mesi. Camminando attraverso i corridoi, i cortili, le celle, ogni angolo del carcere provinciale di Zamora, la sceneggiatura è andata via via adattandosi agli spazi, come una sorta di camaleonte. Era come se la disposizione delle sbarre, delle scale, dei muri, delle celle, ci dettassero ogni inquadratura e il potere che quello spazio emanava sembrava quasi che indicasse agli attori gli atteggiamenti e i movimenti da adottare. A volte sembrava che fosse proprio il carcere ad esigere quella messa in scena, riscriveva il ritmo delle sequenze, indicava con voce chiara ogni posizionamento di macchina da presa… ho evitato di ricorrere a idee prestabilite, non mi sono affidato a uno storyboard e sono rimasto lontano da una pianificazione rigida. Tutti ci siamo lasciati trascinare dall’energia del luogo e dalla presenza di alcune comparse che, proprio come richiedeva il film, erano o ex detenuti di quello stesso carcere oppure, in altri casi, detenuti che stavano ancora scontando la pena e si trovavano in custodia cautelare. Ma non si è trattato di un esperienza dura, claustrofobica o da toglierti il respiro, al contrario: è stato un momento creativo e stimolante. Più che una pellicola di genere, Celda 211 è una tragedia a pieno titolo e nel senso più classico del termine. La tragedia che ognuno di noi potrebbe vivere in una situazione estrema come quella in cui viene a ritrovarsi Juan Oliver. Una storia basata sul fatum, su ciò che è inesorabile, sul fatto che svoltare un angolo al posto di un altro potrebbe modificare la tua vita per sempre. Ma il cuore di questa Celda 211 è il rapporto di amicizia, in condizioni e circostanze estreme, tra Juan e Malamadre, due uomini le cui esistenze non potrebbero essere più distanti, ma che un destino beffardo ha reso vicine nel giro di poche ore. E che lo stesso destino beffardo ha colpito con la forza di un uragano. Juan si rende conto che stare da una parte o dall’altra non è tanto una scelta morale, quanto una mera congiuntura di circostanze. E che tutto è relativo, il fatto di aver ucciso qualcuno non è incompatibile con l’essere integri e comportarsi come un guardiano della legge non è incompatibile con l’essere un bastardo. Il viaggio di Juan lo compie anche lo spettatore. E il motivo per cui lo commuove profondamente è che gli scava dentro una ferita che fa male come poche, una ferita che spiega la nostra fragilità e ci parla di come la vita di ognuno di noi sia appesa ad un filo”. Daniel Monzón CAST TECNICO Una produzione VACA FILMS, MORENA FILMS e TELECINCO
CAST ARTISTICO
Daniel Monzón Francisco Pérez Gandul – autore del romanzo GLI ATTORI LUIS TOSAR (Malamadre) CARLOS BARDEM (Apache) Contatti: Bolero Film Ornato Comunicazione
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