BOLERO FILM

presenta

CELLA 211
(Celda 211)

un film di
Daniel Monzón

Vincitore di 8 Premi Goya

Miglior Film

Miglior Regia Daniel Monzón                               
Miglior Attore Luis Tosar
Miglior Attrice non Protagonista Marta Etura
Miglior Attore Esordiente Alberto Ammann
Miglior Montaggio Mapa Pastor 
Miglior Sceneggiatura non originale Daniel Monzón e Jorge Guerricaechevarria
Miglior Suono Sergio Burmann, Jaime Fernández e Carlos Farauolo     

USCITA ITALIANA: 16 APRILE 2010

Dalla BOLERO FILM che ha distribuito in Italia L’OSPITE INATTESO e LASCIAMI ENTRARE, un nuovo imperdibile film già campione di incassi in Spagna. 

Sinossi

Il giovane Juan Olivier, al suo primo incarico come secondino in un carcere di massima sicurezza, si presenta al lavoro con un giorno d’anticipo sul primo turno di guardia.
Mentre visita il braccio che rinchiude i detenuti più pericolosi, un frammento di intonaco cade da una parete in ristrutturazione e lo colpisce alla testa. Nel tentativo di rianimarlo, le guardie lo distendono temporaneamente sulla brandina di una cella al momento vuota: la cella 211. Ma non hanno il tempo di aspettare che Juan si riprenda: il carismatico Malamadre, leader indiscusso dei detenuti più pericolosi, è riuscito ad assumere il controllo del braccio e a scatenare una vera e propria rivolta. Alle guardie non resta che togliersi da lì al più presto e mettersi in salvo, abbandonando così l’ignaro Juan al proprio destino in mezzo ai rivoltosi …

Note del regista

“Quando mi capitò tra le mani il romanzo Celda 211, lo lessi tutto d’un fiato e capii immediatamente che avrei voluto portare la storia sul grande schermo.
Già l’inizio del racconto era impressionante: introduceva un universo potente, realistico e di grande umanità, e per tutto l’arco narrativo la vicenda si sviluppava  mantenendo una tensione a dir poco soffocante, con alcuni colpi di scena memorabili.

Pensandolo in termini cinematografici, rappresentava per me una sfida narrativa di alto livello; ero consapevole che mi avrebbe lasciato poco spazio per poter fare altro se non spogliare la messa in scena di qualunque artificio stilistico e mettere la macchina da presa totalmente al servizio dei personaggi. Perciò era necessario trovare un gruppo di attori che fossero ineccepibili per quei ruoli.  Ora, a film finito, mi è difficile immaginare un cast più solido e appropriato di quello che alla fine abbiamo scelto. Tutti, dai due protagonisti principali, alla gang dei detenuti, al gruppo delle guardie, a ognuna delle comparse, si sono lasciati coinvolgere anima e corpo in questa avventura.

Per quanto Celda 211 fosse un romanzo di finzione, il primo passo per poter ricostruire una storia ambientata in modo realistico in un carcere, era quello di conoscere ciò che si nascondeva in questo mondo, così vicino a tutti noi e al tempo stesso così distante. Al momento di scrivere la sceneggiatura, Jorge Guerricaechevarria e io dovevamo essere consapevoli di ciò che raccontavamo, anche per sapere fino a che punto potevamo eventualmente spingerci nel dire cose non verosimili. Durante tutto l’anno in cui eravamo impegnati con la scrittura, abbiamo cercato di trascorrere quanto più tempo possibile con tutti coloro la cui vita quotidiana fosse strettamente associata a quella del carcere, e abbiamo dunque parlato con i detenuti, le loro famiglie, le guardie carcerarie, gli educatori, cercando di incontrarli in più occasioni e con frequenza.

Tutti ci hanno svelato il loro mondo, dimostrando una sorprendente, per quanto comprensibile, ospitalità. Quando uno si abitua a vivere tra quattro
pareti, lontano dal mondo, comunicare con l’esterno può diventare infatti quasi un sollievo…
Alla fine ci siamo resi conto di come l’ambiente chiuso della prigione  non sia che un riflesso della stessa società che lo genera, per quanto in forma concentrata. Come ci disse un carcerato nella prigione di Valdemoro il mondo qui dentro è esattamente identico al mondo esterno, l’unica differenza è che è in formato Mp3.

Così, quasi senza aspettarcelo, grazie a questa serie di visite in carcere – parlare di full immersion mi sembra offensivo nei confronti di chi ha passato anche una sola notte lì dentro – la nostra versione della storia stava diventando man mano quasi una sorta di parabola.

La mia prima idea in merito allo stile del film era che dovesse avvicinarsi a uno stile documentaristico. Durante lo sviluppo della sceneggiatura questa mia intenzione si è rafforzata ulteriormente. Questa storia avrebbe potuto scatenare una forza dirompente solo se fossimo riusciti a ricreare nel contesto una parvenza di autenticità. Doveva essere filmata con la prontezza e la determinazione che si riscontrano in una vera rivolta, con la camera a mano e in un luogo che fosse credibile. Dovevamo trovare una vera prigione la cui energia potesse scorrere dentro tutti noi, nelle nostre viscere.

Grazie all’aiuto delle autorità penitenziarie, siamo riusciti ad avere a nostra disposizione un vecchio carcere chiuso da dodici anni che la nostra équipe artistica è riuscita a riportare in vita con un lavoro di ripulitura e ristrutturazione durato mesi.

Camminando attraverso i corridoi, i cortili, le celle, ogni angolo del carcere provinciale di Zamora, la sceneggiatura è andata via via adattandosi  agli spazi, come una sorta di camaleonte. Era come se la disposizione delle sbarre, delle scale, dei muri, delle celle, ci dettassero ogni inquadratura e il potere che quello spazio emanava sembrava quasi che indicasse agli attori gli atteggiamenti e i movimenti da adottare. A volte sembrava che fosse proprio il carcere ad esigere quella messa in scena, riscriveva il ritmo delle sequenze, indicava con voce chiara ogni posizionamento di macchina da presa… ho evitato di ricorrere a idee prestabilite, non mi sono affidato a uno storyboard e sono rimasto lontano da una pianificazione rigida. Tutti ci siamo lasciati trascinare dall’energia del luogo e dalla presenza di alcune comparse che, proprio come richiedeva il film, erano o ex detenuti di quello stesso carcere oppure, in altri casi, detenuti che stavano ancora scontando la pena e si trovavano in custodia cautelare. Ma non si è trattato di un esperienza dura, claustrofobica o da toglierti il respiro, al contrario: è stato un momento creativo e stimolante.

Più che una pellicola di genere, Celda 211 è una tragedia a pieno titolo e nel senso più classico del termine. La tragedia che ognuno di noi potrebbe vivere in una situazione estrema come quella in cui viene a ritrovarsi Juan Oliver. Una storia basata sul fatum, su ciò che è inesorabile, sul fatto che svoltare un angolo al posto di un altro potrebbe modificare la tua vita per sempre. Ma il cuore di questa Celda 211 è il rapporto di amicizia, in condizioni e circostanze estreme, tra Juan e Malamadre, due uomini le cui esistenze non potrebbero essere più distanti, ma che un destino beffardo  ha reso vicine nel giro di poche ore. E che lo stesso destino beffardo ha colpito con la forza di un uragano. Juan si rende conto che stare da una parte o dall’altra non è tanto una scelta morale, quanto una mera congiuntura di circostanze. E  che tutto è relativo, il fatto di aver ucciso qualcuno non è incompatibile con l’essere integri e comportarsi come un guardiano della legge non è incompatibile con l’essere un bastardo. Il viaggio di Juan lo compie anche lo spettatore. E il motivo per cui lo commuove profondamente è che gli scava dentro una ferita che fa male come poche, una ferita che spiega la nostra fragilità e ci parla di come la vita di ognuno di noi sia appesa ad un filo”.

Daniel Monzón

CAST TECNICO

Una produzione  VACA FILMS, MORENA FILMS e TELECINCO           


Regia

 

DANIEL MONZÓN

Sceneggiatura

 

JORGE  GUERRICAECHEVARRÍA,
DANIEL MONZÓN

Assistente alla Regia

 

SERGIO FRANCISCO

Musica

 

ROQUE BAÑOS

Produzione

 

EMMA LUSTRES,   BORJA PENA, JUAN GORDON, ÁLVARO AUGUSTIN

Direttore di Produzione

 

ALBERTO TOMÉ

Line Producer

 

ALICIA TELLERÍA

Produttori Esecutivi

 

ELENA MANRIQUE,
EMMA LUSTRES, BORJA PENA,  PILAR BENITO, JAVIER UGARTE

Coproduttori

 

FRANCK RIBIÈRE, VÉRANE FRÉDIANI

Direttore della Fotografia

 

CARLES GUSI

Montaggio

 

CRISTINA PASTOR

Casting

 

EVA LEIRE,
YOLANDA SERRANO

Trucco

 

RAQUEL FIDALGO

Parucchiere

 

INÉS RODRÍGUEZ

Durata

 

1h44

 

CAST ARTISTICO 

Malamadre

 

LUIS TOSAR

Juan Oliver

 

ALBERTO AMMANN

Utrilla

 

ANTONIO RESINES

Elena

 

MARTA ETURA

Apache

 

CARLOS BARDEM

Almansa

 

MANUEL MORÓN

Releches

 

LUIS ZAHERA

Tachuela

 

VICENTE ROMERO

Armando Nieto

 

FERNANDO SOTO

Elvis

 

JESÚS CARROZA

Direttore della prigione

 

MANOLO SOLO

Daniel Monzón
Daniel Monzón ha debuttato come regista di lungometraggi con il film “El corazon del guerrero”, con Fernando Ramallo come protagonista. Il film ha riscosso un notevole successo internazionale vincendo nel 2001 premi in tutto il mondo, tra cui Miglior Film Europeo  e Meliès d’Argento al Festival del Cinema Fantastico di Amsterdam e Miglior Film Internazionale al Festival del Cinema Fantastico di Montreal. Il suo secondo lungometraggio “El robo mas grande jamàs contado”(2002), con Antonio Resines, proponeva invece un’esplosiva combinazione di azioni spettacolari alla “Mission Impossible”. Con il suo terzo film “La Caja Kovak”(2006), Daniel ha iniziato la sua collaborazione con Jorge Guerricaechevarria, autore della sceneggiatura. Il film, recitato da Timothy Hutton, David Kelly e Lucia Jimenez, ha ottenuto un grande successo di pubblico in patria ed è stato venduto in tutto il mondo.

Francisco Pérez Gandul – autore del romanzo
Celda 211 è il  primo romanzo di Francisco Pérez Gandul, pubblicato in Spagna da “Lengua de trapo”  edizioni  con cui è arrivato in finale al Premio Fernando Lara nel 2004.  Nella settimana del cinema Noir di Gijon nel 2005 è stato premiato come Miglior romanzo Noir.  Gandul sta attualmente lavorando al suo secondo romanzo ed è anche autore di sceneggiature.
Jorge Guerricaechevarria – sceneggiatore
Jorge Guerricaechevarria è uno degli sceneggiatori più autorevoli del panorama cinematografico spagnolo. Vanta una lunga collaborazione con Alex de la Iglesia, per il quale ha scritto, tra gli altri Crimen Ferpecto (2004), La Comunidad (2000), Perdida Durango (1997), Accion Mutante (1993). Ha anche collaborato con Pedro Almodovar per il quale ha scritto Carne Tremula (1997). La sua collaborazione con Daniel Monzón è iniziata nel 2006 con il film La Caja Kovak.

GLI ATTORI

LUIS TOSAR (Malamadre) 
2009 MR. NICE, Bernard Rose
2008 THE LIMITS OF CONTROL, Jim Jarmusch
         CASUAL DAY, Max Lemcke
2007 LA NOCHE QUE DEJÓ DE LLOVER, Alfonso Zarauza
2006 LAS VIDAS DE CELIA, Antonio Chavarrías
         MIAMI VICE, Michael Mann
         CARGO, Clive Gordon
2004 INCONSCIENTES, Joaquín Oristrell
         LA VITA CHE TI ASPETTI, Manuel Gutiérrez Aragón
2003 TI DO I MIEI OCCHI, Icíar Bollaín
2002 I LUNEDÌ AL SOLE, Fernando León de Aranoa
2001 VISIONARIOS, Manuel Gutiérrez Aragón
         NESSUNA NOTIZIA DA DIO, Agustín Díaz Yanes
2000 LEO, José Luis Borau
         EL CORAZÓN DEL GUERRERO, Daniel Monzón
         SÉ QUIÉN ERES, Patricia Ferreira
1999 FLORES DE OTRO MUNDO, Icíar Bollaín
        CELOS,Vicente Aranda 
 
ALBERTO AMMANN (JUAN OLIVIER) 
2010 LOPE, Andrucha Waddington
2008 LAS FLORES DEL MAL, Luciana Sgro Ruata 

CARLOS BARDEM (Apache) 
2009 CHE – L’ARGENTINO, Steven Soderbergh
         EL NIÑO PEZ, Lucía Puenzo
2007 LA SEÑAL, Ricardo Darín
2006 LA ZONA, Rodrigo Pla
         LA BICILETA, Sigfrid Monleón
2004 CIEN MANERAS DE ACABAR CON EL AMOR, Vicente Pérez Herrero
1997 PERDITA DURANGO, Álex de la Iglesia 

Contatti:

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