SPECIALE NOLLYWOOD
A cura di Serena Gallucci
COSA E' NOLLYWOOD
Il giornalista americano Jonathan Haynes sostiene che il nome, Nollywood, sia stato usato per la prima volta da Matt Steinglass, giornalista freelance, che all’epoca pubblicò un lungo reportage sull’industria cinematografica nigeriana nel New York Times. In realtà, le informazioni fornite da Haynes sono sbagliate di qualche mese.
Steinglass pubblica il suo articolo il 16 maggio 2002 senza mai citare il nome Nollywood nello specifico, è solo nel settembre dello stesso anno che un altro giornalista, canadese di nascita, ma giapponese di origini, Norimistu Onishi scrive sempre per il New York Times un pezzo dal titolo “Step aside, L.A and Bombay, for Nollywood”. Les jeux sont faits.
Nollywood è l’equivalente nigeriano di Hollywood e Bollywood, le due maggiori industrie cinematografiche del mondo rispettivamente statunitense e indiana. Questa piccola realtà nigeriana è riuscita nel giro di un ventennio ad affermarsi a livello mondiale come terza industria del cinema, una vera e propria macchina da film, che produce tra i 600 e i 2000 titoli ogni anno e assicura lavoro a migliaia di persone, soprattutto giovani. La fortuna di questa industria di intrattenimento deriva dai costi di produzione bassissimi, come spesso la qualità delle immagini, che consentono di girare un film in una settimana con meno di 23, 000 € all’incirca e dalla modalità di distribuzione su VHS, le vecchie cassette per il videoregistratore, o CD Video, ancora più economici dei DVD, venduti ad un prezzo irrisorio, qualche centesimo di euro, cosa che ne ha permesso la diffusione su larga scala. Questo significa che ogni sette giorni, più o meno, 20 titoli nuovi vedono la luce (alcuni si sono spinti ad ipotizzarne 50) e migliaia di nuove copie vengono distribuite, fruttando a produttori e addetti al settore circa 150 milioni di euro all’anno, senza contare i cosiddetti guadagni sommersi, legati alla pirateria, che se da un lato è vista negativamente perché danneggia l’industria ufficiale, dall’altro permette una diffusione senza pari in tutto il continente, specialmente nel vicino Ghana o in Namibia e Kenya. La modalità di fruizione del prodotto è sempre la stessa, le televisioni delle locande della strada o dei piccoli centri video del villaggio, i cosiddetti videoparlor. La qualità è troppo bassa perché questi film arrivino sul grande schermo di un cinema, che per altro in Nigeria sta diventando una vera e proprio rarità.
Nollywood è cresciuta ed è divenuta contemporaneamente una realtà tanto radicata nel territorio da dare vita a delle sotto-industrie locali, vale a dire Kanywood, espressione cinematografica del nord del paese, con centro a Kano, fortemente intrisa di valori islamici e molto simile in quanto a temi e modalità di narrazione a Bollywood, e un incoraggiamento forte per le industrie di altri paesi, come Kallywood o Kaliwood, direttamente dal Nepal.
Nollywood esiste ormai da circa 20 anni. La storia posiziona l’inizio esatto dell’industria cinematografica nigeriana nel 1992, quando Kenneth Nnebue, un commerciante di materiale elettrico di Onitsha, città della Nigeria sudorientale, avendo l’urgenza di liberarsi di uno stock di videocassette vuote, intuisce che sarebbe stato più facile liberarsene “riempiendole” in qualche modo. Inizia quindi a girare un film, Living in Bondage, considerato il padre del fenomeno nollywoodiano, che racconta la storia di un uomo diventato ricco dopo aver sacrificato la moglie in un omicidio rituale e che si pente quando questa gli appare in versione fantasma. Il film è un successo immediato e Nnebue riesce a vendere più di 750.000 copie. Dal 1992 al 2007, la produzione è cresciuta esponenzialmente. In determinati anni si sono registrati picchi di 1700 film, per un totale, nel giro di quindici anni, di 9000 lungometraggi finiti e venduti, dati che risultano fenomenali solo pensando al fatto che meno di un decennio prima, nel 1984, la neonata industria cinematografica nigeriana stava già sull’orlo del collasso e non la aspettavano di certo tempi migliori. Nel 1986, il regime dell’epoca decise che per tutelare e incrementare la produzione domestica di cinema e cultura, la Nigeria dovesse smettere di importare film. Il programma fece più male che bene al paese che vide la produzione collassare immediatamente, poiché all’epoca la Nigeria godeva degli influssi culturali del vicini Ghana. Tuttavia, Nollywood così com’è adesso ha risentito poco delle cattive politiche finanziarie del regime, poiché la moderna industria cinematografica nigeriana deve le sue origini alla televisione, piuttosto che al grande schermo.
Alla fine degli anni 80, la televisione del Paese era dominata da soap opere di lunghissima durata come Ripples di Zeb Ejiro e Checkmate di Amaka Igwe. I problemi sono iniziati quando l’Autorità Nazionale per la Televisione, NTA, National Television Authority, ha cercato di rivendicare a spese dei produttori i soldi che arrivavano dagli sponsor, autoproclamandosi proprietaria delle varie produzione. In concomitanza con questo problema ne è sorto un altro relativo alle agenzie pubblicitarie che all’improvviso avevano smesso di pagare tra i tanti Ejiro e Igwe. Questo ha comportato la disoccupazione di numerose star della tv nigeriana che si sono reinventate grazie ad un astro nascente, Nollywood e nello specifico Living in Bondage, pensato e girato da quel famoso commerciante di Onitsha , che ha ingaggiato dei volti noti per fare un film che gli facesse smaltire un eccessivo carico di videocassette, seguito a ruota da Igwe e Amata, che si sono dati da fare nel ruolo di attori, produttori e registi. Nollywood non ha mai avuto nessun tipo di aiuto governativo o di associazioni ONG ed è in parte per questo che riesce a mantenere un’indipendenza maggiore rispetto ad altri settori mediatici nigeriani. Accanto a questa rivoluzione, se così può essere chiamata, del modus operandi, esisteva il fenomeno del consumo in casa dei film. La gente non usciva molto dalla propria abitazione o dalla propria zona della città, a causa delle ristrettezze economiche e fisiche imposte dal regime, questo creava un senso di aggregazione nato dall’obbligo-necessità di vivere a contatto. Il fenomeno delle videocassette dei CD-video è cresciuto grazie anche alle condizioni in cui la popolazione viveva. I film funzionavano da aggregatori sociali.
È interessante sottolineare come l’ascesa di Nollywood sia un fenomeno che ha origini dal basso per poi lentamente risalire verso l’alto. Il successo dei film e la continua necessità di girarne di nuovi per soddisfare la domanda impellente del pubblico, nasce in parte dalla novità che questi rappresentano per la popolazione, dall’altro mostrano come sia possibile che un’industria dell’intrattenimento viva e sopravviva solo grazie a pochi investimenti e all’entusiasmo dei suoi sostenitori.
THE NOLLYWOOD WORKSHOPS
Il documentarista Franco Sacchi e il fotografo-regista Robert Caputo, dopo l’esperienza di “This is Nollywood”, si sono impegnati in un progetto a più lunga durata, migliorare la qualità tecnica del cinema nigeriano attraverso dei workshop che possano insegnare ai professionisti del cinema africano come utilizzare mezzi più moderni continuando a produrre le loro storie rendendole, nello stesso tempo, adatte ad un pubblico non nigeriano e capaci di trasmettere dei messaggi importanti.
All’inizio del 2010, due ricercatori dell’Università del Ghana hanno contattato Sacchi e Caputo chiedendogli di girare un documentario sulla malnutrizione dei bambini dei loro villaggi. Questa richiesta è nata dall’urgenza di comunicare ad una fascia di popolazione sempre più vasta gli effetti della cattiva alimentazione sull’infanzia.
Il Ghana è da qualche anno impegnato in un progetto di microfinanza a scopo sociale che permette alle donne dei villaggi dell’entroterra di comprare carne e cibi sani per i propri figli, grazie ad una capillare raccolta settimanale o mensile di microfondi che confluiscono in fondo unico utilizzato per compare appunto beni alimentari. La tradizioni di molte tribù africane vuole che, secondo la gerarchia del villaggio, i bambini siano gli ultimi della scala sociale, pur essendo considerati una ricchezza inestimabile, poiché sono loro il futuro, e debbano quindi mangiare gli avanzi della famiglia o comunque le pietanze meno ricche di sostanze nutritive, il che implica che spesso la loro alimentazione si limiti a cereali e ortaggi con l’esclusione della carne. Studi recenti delle Nazioni Unite hanno stabilito che per la crescita sana di un bambini sono sufficienti 40 o 50 grammi di carne al giorno, una quantità irrisoria se si pensa al consumo abituale di proteine animali in Occidente o presso i paesi industrializzati. Il progetto del Ghana prevede quindi la raccolta settimanale di una piccola quantità di denaro che va a confluire in un fondo comune utilizzato per acquistare cibi sani e nutrienti per i bambini dei villaggi. Con queste premesse ben precise, Sacchi e Caputo hanno girato un documentario nel febbraio del 2010 per raccontare questa iniziativa e descriverne i vantaggi e le potenzialità. Tuttavia, una volta finite le riprese, è rimasto il dubbio che quel tipo di produzione fosse positiva a livello istituzionale e internazionale, ma assolutamente priva di appeal per il pubblico africano formato da gente comune e abitanti dei villaggi. In quel momento, Caputo e Sacchi hanno avuto l’intuizione fortunata di fondere l’iniziativa umanitaria con Nollywood. Hanno messo insieme una squadra di lavoro formata interamente da nigeriani e hanno chiesto loro di scrivere, dirigere e produrre un film che parlasse della malnutrizione di bambini nei villaggi e che insegnasse come cambiare la situazione senza sembrare troppo seri o didattici. Un esempio concreto di cinema per il sociale e una possibilità per Nollywood di fare un salto di qualità. Così è nato Hidden Hunger, un lungometraggio in perfetto stile nollywoodiano che racconta la storia delle donne di un villaggio nigeriano che uniscono le forze per dare un futuro migliore ai loro figli, partendo dall’alimentazione. Il film riprende in tutto e per tutto la vicenda reale, mantiene all’interno del racconto l’iniziale diffidenza nel confronti della banche, registratasi anche nella realtà, e drammatizza con scene di risse, rivolte nel villaggio e una struggente colonna sonora.
Hidden Hunger è il primo film sponsorizzato da “The Nollywood Workshops” e la prima collaborazione nigeriano-americana, difatti il regista e sceneggiatore è Bond Emerua, nigeriano, coadiuvato dall’americano Robert Caputo. Le riprese sono terminate il 6 ottobre 2010 e si sono svolte interamente in Nigeria e in lingua inglese.
La speranza che ha mosso questo progetto è quella che un fenomeno popolare come Nollywood, che sta letteralmente invadendo le strade della Nigeria e dei paesi dell’area anglofona dell’Africa, possa in qualche modo aiutare a comunicare messaggi chiave per uno sviluppo economico e sociale del Continente Nero, in un modo decisamente non convenzionale e fuori dalla righe. È necessario, secondo Sacchi, demolire lo stereotipo di un’Africa povera, debole, malnutrita e pericolosa e cominciare a considerare la vita quotidiana di un africano medio, conoscerne pro e contro e aiutarlo a migliorare, dove ce ne sia bisogno, la sua situazione vivendo e collaborando con lui o con lei senza imporre nulla.
I primi incontri del progetto “The Nollywood Workshops” si sono svolti a Lagos ed Enugu, rispettivamente il 17-18 settembre e il 25-26 settembre 2010 e hanno investito diverse aree di formazione tecnica dal suono agli effetti speciali fino alla spiegazione del digitale, rivoluzione mediatica che si spesa possa conquistare il cuore dei nigeriani e che consentirebbe una distribuzione sicuramente maggiore e quindi un’ampia visibilità a livello mondiale.
La forza sovversiva del cinema nigeriano risiede, secondo Franco Sacchi, nella meravigliosa capacità di raccontare storie che il pubblico puntualmente apprezza e che continua a richiedere. Se all’interno di una storia come tante altre, si è in grado di inserire un messaggio umanitario che possa far cambiare le cose dall’interno e per volontà degli stessi africani, allora il potenziale di Nollywood è assolutamente e magnificamente sconfinato.
NOLLYWOOD NOW!
Il Regno Unito e Londra in particolare ospitano una nutrita comunità di nigeriani, oramai perfettamente integrati nella società inglese e portatori di autentici valori africani tradizionali. La loro presenza è così forte e sentita nella capitale britannica che si è arrivati a contraddistinguere con il nome Little Lagos, dall’importante città nigeriana, un distretto dell’East End londinese, Peckham. E sempre nell’East End, vicinissimo a Peckham, il distretto di Deptford ha ospitato dal 6 al 12 ottobre 2010 il primo festival cinematografico europeo interamente dedicato al cinema nigeriano, Nollywood Now! .
L’avvenimento, pensato per essere una vera e propria vetrina delle produzioni made in Nigeria, non prevedeva una competizione tra i film, ma una semplice visione degli stessi con relativa presentazione e dei piccoli incontri conoscitivi. Come Phoenix Fry, il creatore, ha affermato, il festival si è rivolto a due tipi di pubblico, uno esperto e già appassionato, l’altro del tutto ignaro del fenomeno video nigeriano. Sul sito del neonato festival, è addirittura disponibile una guida per i principianti “Nollywood for beginners” dove il tutto viene spiegato in pillole.
La sei giorni di Nollywood ha riunito oltre agli appassionati del genere anche studiosi e personalità di spicco del cinema europeo e africano, a partire da Alfred Soroh, direttore di rete del canale Nollywood Channel della piattaforma Sky, fruibile solo dagli utenti residenti in Gran Bretagna e Moses Babatope, project manager della catena di multisala Odeon che spera di portare sul grande schermo alcuni titoli nigeriani quanto meno in Inghilterra, con la speranza che questa opportunità possa essere colta dai registi e dai tecnici nigeriani come uno sprone per migliorare la qualità delle pellicole a livello di riprese e di suoni.
Fry, direttore artistico del festival, ha selezionato sei titoli molti noti ai nigeriani e agli appassionati in tutto il mondo, facendo una sapiente cernita dei generi e mostrando dal documentario all’horror splatter.
Il festival si è aperto con la proiezione di Nollywood Babylon , che nel 2009 ha partecipato al Sundace Film Festival e risulta ad oggi uno dei più bei documentari sul fenomeno nigeriano insieme a quello di Franco Sacchi, This is Nollywood e Welcome to Nollywood, altrettanto celebrato reportage del regista Jamie Meltzer. Sono seguiti: Osuofia in London di Kingsley Ogoro, 2003, Dangerous Twin di Tade Ogidan, 2004, White Waters di Izu Ojukwu, 2008, Arugba di Tunde Kelani, 2009 e in chiusura Modupe Temi. di Daniel Ademinokan, 2008
La prima edizione di Nollywood Now! si è conclusa senza un vincitore, ma a detta di Fry è stata un successo e si sta già lavorando alla seconda per il 2011.
THE NOLLYWOOD RISING CONFERENCE
“Our people took a jump off a cliff and landed in the middle of the ocean. Then they started building the boats while they were in the water”. Charles Igwe
Il convegno “Nollywood Rising : Global Perspectives on the Nigerian Film Industry” si è tenuto a Los Angles dal 13 al 17 giugno del 2005. Lo scopo era quello di riunire intellettuali e professionisti del cinema nigeriano con potenziali finanziatori e distributori americani. Il risultato della conferenza è stato molto interessante. I registi nollywoodiani sono scesi in prima linea per spiegare il loro cinema, la loro cultura e come questa viene trasmessa in una sceneggiatura che poi diventerà un film. È difficilissimo stare al passo con registi, sceneggiatori e produttori, dal momento che uno degli assi nella manica di Nollywood è proprio la velocità di produzione e distribuzione. Dalla conferenza è emerso come l’affermazione dell’industria cinematografica nigeriana sia bloccata da una carenza infrastrutturale interna e dal pregiudizio culturale esterno. Molte infatti sono le critiche negative che arrivano per esempio dal cinema francese, più autoriale per tradizione, che in Nollywood non vede che una catena di montaggio, in cui la quantità mina e demolisce la qualità, appiattendo i contenuti. Tuttavia è interessante capire come i nigeriani siano poco dispiaciuti per le opinioni negative e assolutamente convinti della propria azione. Uno dei relatori Charles Igwe, regista e produttore nigeriano, ha affermato infatti che lo scopo primo e più nobile di Nollywood è quello di conquistare il pubblico del paese e di tutta l’Africa, “We possess the Nigerian audience. There is no question about it”. La missione è stata compiuta. I nigeriani si nutrono di film e la richiesta è incessante. Igwe prosegue facendo notare che il successo dei film nigeriani deriva anche dall’apprezzamento delle industrie degli altri stati africani. Nollywood sta diventando una sorta di modello da esportare ed imitare che può spianare la strada ad una nuova era mediatica africana, “We know the future of African media is with us. Everyone wants to copy Nigerian films”. In conclusione, l’idea principale che è venuta fuori dalla conferenza del 2005 è che la Nigeria in particolare e l’Africa in generale hanno le potenzialità giuste per diventare i nuovi produttori di contenuti per i media del nuovo millennio. Devono solo saperle sfruttare.
NOLLYWOOD DI PIETER HUGO
“La photographie, c’est la vérité et le cinéma, c’est la vérité vingt-quatre fois par seconde’’ Jean-Luc Godard
Pieter Hugo è un fotografo sudafricano, nato a Cape Town nel 1976. Da sempre, è interessato ai temi sociali dei paesi africani in via di sviluppo e da sempre ne fotografa i volti più significativi.
Nel 2008, Pieter Hugo ha trascorso un periodo della sua vita in Africa occidentale, viaggiando nei vari paesi della regione e lasciandosi toccare in particolare dalla Nigeria. Ad Enugu, nel cuore della parte meridionale del paese, ha immortalato in 41 scatti la sua personalissima visione di Nollywood, che alcuni giudicano oltraggiosa al limite del razzismo. Dalle fotografie di Hugo esce fuori un mondo violento, pieno di sangue, intriso di magie e stregonerie, un universo cinematografico in cui le star sono gli attori e il paesaggio che li circonda, che fa da sfondo a dei film frenetici e spesso decisamente splatter.
Nel 2009, è stato pubblicato il volume fotografico Nollywood che raccoglie, oltre ai 41 scatti citati sopra, una testimonianza d’eccezione, quella di Zina Saro-Wiwa, figlia del defunto poeta Ken Saro-Wiwa, eroe della resistenza nigeriana alla penetrazione economica occidentale nelle aree del Delta del Niger. Regista e autrice del documentario This is my Africa, Zina Saro-Wiwa è anche la fondatrice della casa di produzione AfricaLab nata con lo scopo di dare al mondo una visione radicalmente diversa del continente nero. La regista contribuisce al volume di Hugo con un piccolo saggio dal titolo No going back in cui illustra le origini di Nollywood e ne spiega il successo. “In Nigeria, there is a truly popular indigenous cinematic culture”, con queste parole la Wiwa spiega cos’è Nollywood vista dagli occhi di una donna nigeriana che vive nel mondo occidentale. Spesso, il cinema del suo paese è tacciato di volgarità, bassa qualità e ripetitività dei temi e le critiche arrivano soprattutto dagli intellettuali dell’Africa francofona o dal cinema francese stesso, abituato a standard qualitativi decisamente più alti. In realtà, secondo la Wiwa, il vero problema nasce dal fatto che tutte le produzioni delle aree francofone sono finanziate dai governi francofili e dalla Francia e tendono a privilegiare dei film fortemente introspettivi che parlino del post-colonialismo e raffigurino il continente nero per quello che dovrebbe ancora essere, ma non è più, una terra pura e incontaminata. Il cinema nollywoodiano è fortemente urbanizzato e questo lo rende ancora più vicino alla gente e traspare dalle fotografie di Hugo, il quale ha ambientato quasi tutti gli scatti o in posti chiusi oppure in scenari cittadini spesso popolati da rottami o rifiuti di materiale elettrico, quasi a sottolineare che l’essenza vera dell’Africa non resiste nelle sue lande sconfinate e selvagge, ma nello spirito degli africani. A ulteriore testimonianza della natura metropolitana di Nollywood ci sono dei dati tangibili, l’intera produzione avviene tra Lagos, prima città della Nigeria, Enugu, un piccolo centro del cuore del meridione della repubblica, location scelta da Hugo per il suo reportage, e Kano, centro del nord del paese, mecca del cinema in lingua Hausa, talmente tanto florido da dare vita ad un secondo polo cinematografico interno, Kanollywood, ispirato all’indiano Bollywood. Il tema del’urbanizzazione è centrale anche in altri generi di film, come i gangster movie, in cui la malavita raccontata ha sempre il suo epicentro in città, e il sottogenere dei campus movie, tutte quelle pellicole ambientate nei campus universitari, in cui si cerca di sottomettere l’istituzione con imbrogli e criminalità organizzata, esempio primo il film del regista Tunde Kelani, Campus Queen del 2004. La Nigeria è capace anche di produrre commedie come Osuofia in London 1&2 scritti, diretti e prodotti da Kingsley Ogoro nel 2003 e nel 2004, che raccontano la storia di un nigeriano a Londra.
Tuttavia, la produzione più grossa si concentra sui cosiddetti juju movies, pellicole in cui la vera protagonista è la magia nera e non c’è da stupirsi considerato che il capostipite di Nollywood, Living in Bondage, è proprio sugli incantesimi e i riti sacrificali. Le storie sono popolate di vampiri, fantasmi, coltelli volanti, spiriti di persone morte e assomigliano molti ai B-movies americani. Come la Wiwa fa notare, grossa parte della produzione fotografica di Hugo si fonda su questa caratteristica.

Princess Adaobi Izunna Onwe e Uju Mbmalu
L’eccessiva presenza di temi che rimandano al soprannaturale e al paranormale mina l’esportabilità dei film nigeriani, poiché vengono percepiti come lontani dalle altre culture del mondo. Nonostante tutto, Nollywood continua ad essere la prima industria cinematografica africane e le sue ambizioni sono internazionali. Infondo, tutto è nato per caso e le ragioni commerciali di quell’impresa iniziale di certo non prevedevano un successo così vasto a livello di numeri e consensi. Nollywood, lo dice la parola stessa, è il cinema della Nigeria, nato in Nigeria, per la Nigeria. E’ diventato amico fedele di una larga fetta della popolazione e ha salvato il panorama culturale del paese, ispirando ovunque imitazioni più o meno ben riuscite, basti pensare a Riverwood, la Hollywood keniota.
“And for many Nigerians part of the joy of watching these films is simply seeing Nigeria reflected back at them” Zina Saro-Wiwa
NOLLYWOOD E IL WEB
Nollywood è un prodotto made in Nigeria in tutti i suoi aspetti. Fatto dai nigeriani, richiesto dai nigeriani e consumato dai nigeriani. Riflette la cultura da cui proviene in ogni suo aspetto. Al momento della sua nascita ha scelto la strada dei film commerciali e di cassetta, letteralmente. Questa decisione ha portato alla formazione di un vera e propria cultura pop intorno al fenomeno, la cui maggiore espressione è la totale venerazione degli attori, idoli, quasi dei in terra per gli autoctoni e star internazionali per tutti i nigeriani della diaspora.
Come la buona cultura pop degli ultimi due decenni insegna, l’adorazione per questi personaggi e i loro film si è riversata su quell’immenso e sconfinato universo parallelo che è Internet. Sono nati così siti interamente dedicati al gossip come www.nollywood.com, www.nigeriafilms.com, www.nigerian-movies.net/art, www.nollywooduncut.com, in cui accanto ai pettegolezzi sugli attori e le attrici ci sono schede dei film, notizie generali sull’andamento dell’industria cinematografica e spesso forum aperti a tutti gli utenti registrati in cui ci si scambiano opinioni su tutto, dagli argomenti più frivoli, come al fine del matrimonio di una star, a questioni più serie, come le politiche di produzione di registi e professionisti del settore dell’intrattenimento. Ovviamente, Nollywood occupa un posto d’onore in portali generali sulla Nigeria o lo spettacolo nigeriano nel complesso, per esempio www.naijarules.com, www.nigeriavillagesquare.com e www.nigeriahomevideo.com. La presenza di Nollywood sta diventando importante anche su social network come Facebook e Twitter. Sul primo ci sono gruppi dedicati al cinema nigeriano, Nollywood, Nollywood Movies, Nollywood by Mindspace, Nollywood Journal, che contano più di 45.000 membri, mentre sul secondo profili quali Nollywood, Nollywood Movies, Nollywood Divas vengono seguiti da oltre 5.000 appassionati.
Riprendendo le parole di Haynes, “Nollywood is here to stay”, è possibile giustificare la massiccia ricorrenza della parola nelle ricerche su Google. Spesso il motore di ricerca rimanda ai siti sopracitati, ma addentrandosi in risultati più remoti si scopre che decine e decine di giornali online hanno dedicato articoli più o meno lunghi, reportage fotografici all’industria cinematografica nigeriana. Tuttavia, il web, come la società in carne ed ossa, ospita i buoni, ma anche i cattivi. Accanto ai siti autorizzati, ci sono una miriade si portali paralleli che offrono la visione in streaming di film di Nollywood, in maniera, va da sé, del tutto illegale. La maggior parte di questi siti offre una scelta piuttosto scarna o di qualità scadente, poiché nell’ultimo periodo la tutela dei diritti d’autore si sta facendo sentire di più. È impossibile trovare titoli di una certa importanza artistica, per esempio i film di Tunde Kelani o datati come Living in Bondage del 1992. Dove non arrivano i siti di file sharing e streaming, arriva YouTube che presenta numerosi canali tematici dedicati a Nollywood, dove incuranti dei diritti d’autore, gli utenti postano interi film in lingua inglese per lo più in spezzoni da 10 minuti, il che implica una visione discontinua delle pellicole, soprattutto quelle più lunghe, e spesso una scarsa qualità di riproduzione del video che passa da DVD o CD-video a computer.
Nollywood nel giro di vent’anni è riuscita a instaurare una vera e propria egemonia sui media tradizionali e sul web nigeriani, riuscendo a imporre la sua presenza sui maggiori quotidiani online del mondo e sulle più grosse piattaforme di social network.